LE VITAMINE ISOLATE

Il crollo di una teoria

osservazione che l’insorgenza del cancro del polmone nei fumatori sembrava contrastata soprattutto da verdura e frutta ad alto contenuto di beta-carotene (di cui sono ricchissime le carote e tutta la verdura gialla e rossa, ma anche la verdura verde scura), ha fatto sorgere l’ipotesi che lo stesso effetto si potesse ottenere con alte dosi farmacologiche di beta-carotene e ha condotto ad esperimenti preventivi i cui risultati sono stati drammatici. Negli anni ’90 si decide di intraprendere una primo grande studio per valutare questa teoria, che inizialmente aveva tutte le premesse per risultare coretta. Lo studio venne organizzato in Finlandia (National Public Health Institute of Finland and the U.S. National Cancer Institute) e prevedeva una durata di ben 10 anni, dove trentamila volontari, forti fumatori, sono stati suddivisi a caso in quattro gruppi di circa 7500 persone ciascuno: un gruppo avrebbe preso tutti i giorni una pillola con 25 mg di beta-carotene, un gruppo una pillola di alfa-tocoferolo (vitamina E), un gruppo una pillola contenente entrambe le vitamine e un gruppo il solo placebo (senza alcuna vitamina). Lo studio fu condotto in doppio cieco (né i partecipanti né i medici sapevano chi stava prendendo le vitamine e chi il placebo). Dopo 8 anni lo studio venne drasticamente interrotto, motivando a considerazioni etiche, in quanto, contrariamente alle attese, il gruppo che assuma le vitamine si ammalava di più durante lo studio: il beta-carotene era associato ad un aumento (+18%) di carcinoma polmonare e aumento l’infarto, chi assumeva pillole di vitamina E registrò un aumento di emorragie cerebrali (+50%).

Reazioni – I risultati drammatici di questa ricerca fecero il giro del mondo, almeno in certi ambienti accademici considerando che molti medici non ne sono ancora a conoscenza, lasciando non poco meravigliati e delusi li stessi. Si pensò a difetti i vizi di procedura nella sperimentazione anche perché risultò difficile per molti di loro e molti produttori, accettare senza riserve l’esito di questo studio che avrebbe rimesso in discussione numerose convizioni sull’argomento.

CARET Study – Si decise quindi di interrompere un studio avviato nel 1996 negli Stati Uniti d’America che aveva gli stessi obiettivi (CARET Study – JAMA), a differenza dell precedente i partecipanti alla sperimentazione dovevano assumere beta-carotene e vitamina A. anche in questo studio i risultati non solo confermarono l’esito dellostudio finlandese ma mostrarono aspetti peggiorativi già durante i primi anni della sperimentazione tanto da decidere di interromperlo in anticipo e sempre per motivi etici. I dati: aumento della mortalità del 18%, del cancro del polmone (+28% con decessi del +46%) e l’infarto con aumento dei decessi (+26%) nel gruppo che assumeva le pillole di vitamine rispetto al gruppo di controllo (placebo).

Integratori antiossidanti per la prevenzione della mortalità in soggetti sani e pazienti con varie malattie. Una meta analisi

Università di Copenaghen

I ricercatori dell’Università di Copenaghen, hanno riesaminato 67 studi comparati sull’argomento, coinvolgendo 233 mila partecipanti, uno dei campioni più vasti mai analizzati in materia, confrontando lo stato di salute di chi ha assunto integratori vitaminici con chi ha invece preso soltanto un placebo o non ha avuto alcun trattamento. Finanziata e pubblicata dalla Cochrane Collaboration, la ricerca ha concluso che “non c’è nessuna prova convincente” che gli integratori riducano il rischio di ammalarsi e di morire, mentre vi sarebbero prove che alcune vitamine in particolare possono interferire con le difese naturali del corpo umano, “aumentando la mortalità” [1, 2]. I risultati – La ricerca degli scienziati danesi associa la vitamina A a un 16 per cento di aumento della mortalità, il betacarotene a un 7 per cento di aumento di rischio di morire e la vitamina E a un 4 per cento. La vitamina C non sembra avere alcun effetto, né positivo, né negativo: gli studiosi osservano che maggiori ricerche sono necessarie per appurarne le conseguenze, così come per il selenio. In sostanza, scrive il professor Goran Bjelakovich, il ricercatore che ha guidato l’indagine presso l’università di Copenaghen, “non abbiamo trovato alcuna prova che prendendo integratori antiossidanti si riduce il rischio di morte precoce per persone sane o malate. Anzi, i risultati mostrano che i soggetti a cui sono state somministrate betacarotene, vitamina A e vitamina E evidenziano un aumento dei tassi di mortalità”. Conclusioni – lo studio danese ha analizzato soltanto vitamine sintetiche, ossia in pillole, non quelle che si trovano allo stato naturale in frutta e verdura. Come dire che non sono le vitamine in sé a rappresentare un possibile o potenziale rischio, bensì eventualmente solo gli integratori vitaminici. Nessuno, perciò, contesta l’antica saggezza proverbiale: una mela al giorno, con tutte le vitamine che contiene, “toglie il medico di torno” (Aprile 2008).


Referenze
1. Goran Bjelakovic, MD, DrMedSci; Dimitrinka Nikolova, MA; Lise Lotte Gluud, MD, DrMedSci; Rosa G. Simonetti, MD; Christian Gluud, MD, DrMedSci – Center for Clinical Intervention Research dell’università di Copenhagen. “Mortality in Randomized Trials of Antioxidant Supplements for Primary and Secondary Prevention”. JAMA Journal of American Medical Association 2007; 297 (8):842-857.
2. Bjelakovic G, Nikolova D, Gluud LL, Simonetti RG, Gluud C. Antioxidant supplements for prevention of mortality in healthy participants and patients with various diseases. Cochrane Database of Systematic Reviews 2012, Issue 3. Art. No.: CD007176. DOI: 10.1002/14651858.CD007176.pub2.

N.B. La ricerca danese è tuttora soggetta a critiche da parte di altri ricercatori che denunciano vizi ed errori nello svolgimento difendendo l’assunzione di vitamine. Un atteggiamento di buon senso è doveroso in queste circostanze, indipendentemente se tali risultati possano considerarsi definitivi o no. Sarà quindi opportuno inquadrare l’argomento considerando altri numerosi studi che dimostrano – o che almeno intendono segnalare – dei possibili pericoli sulla salute dell’uomo derivanti dall’assunzione di vitamine isolate, un cautela crediamo giustificata, in attesa di studi o ricerche definitive.

Hennekens 1996

Università di Copenaghen

Massachusetts Medical Society

Uno dei primi studi sull’effetto di integratori vitaminici, durato dodici anni, e che ha interessato 22.000 medici americani, dei quali la metà ha assunto 50 milligrammi di beta-carotene a giorni alterni e l’altra metà ha assunto solo placebo. Il risultato finale dello studio non ha riscontrato effetti positivi né sulle malattie né sulla mortalità [1].


Referenze
1. Lack Of Effect Of Long-Term Supplementation With Beta Carotene On The Incidence Of Malignant Neoplasms And Cardiovascular Disease. (The New England Journal of Medicine 1996;334:1145-9.).

I mirtilli nella prevenzione delle infezioni del tratto urinario

30 Aprile 2013

I ricercatori Williams e Craig, del The Cochrane Collaboration, hanno analizzato 24 studi (4473 partecipanti) per valutare gli effetti di integratori e succhi in bottiglia di mirtillo rosso sulla prevenzione di infezioni del tratto urinario (UTI) [1]. I mirtilli contengono una sostanza che può impedire ai batteri di attaccarsi alle pareti della vescica, riducendo l’insorgenza di infezioni del tratto urinario. I risultati di questa meta analisi hanno mostrato una ridotta tendenza verso un minor numero di infezioni del tratto urinario nelle persone che assumevano prodotti a base di mirtillo rispetto al gruppo placebo o nessun trattamento, ma l’incidenza è stata poco significativa per giustificare l’assunzione a lungo termine. Le conclusioni sono che prodotti a base di mirtilli (compresse o capsule) si sono mostrati inefficaci nel trattamento, le cause sono da addebitarsi al fatto che questi prodotti presentano una scarsa presenza – se non totale in alcuni prodotti – del ‘principio attivo’ naturalmente presente nel frutto intero.


Referenze
1. Jepson RG, Williams G, Craig JC. “Cranberries for preventing urinary tract infections. Cochrane Database of Systematic” Reviews 2012, Issue 10. Art. No.: CD001321. DOI: 10.1002/14651858.CD001321.pub5.

L’eccesso di vitamina E può aumentare
il rischio di infarto

Kris Etherion, è che «ci sono ben pochi molivi per consigliare supplementi di antiossidanti per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari». La rivista The Lancet ha preso in esame altre indagini, questa volta sul tumore allo stomaco, per un totale di 170.000 persone coinvolte. Come risultato si sottolinea che i supplementi di antiossidanti «non solo non riducono il rischio di tumore allo stomaco, ma al contrario sembrano aumentare la mortalità». Per finire con una ricerca su 30.000 volontari dell’Istituto nazionale dei tumori degli Stati Uniti, resa nota a febbraio, secondo la quale «l’uso di supplementi di vitamine C ed E e di becacarotene non aiuta a preventre il cancro alla prostata, svolge solo qualche effetto protettivo sui fumatori». Due mesi dopo l’Istituto Superiore della Sanità americano ha allargato il tiro sostenendo di non avere alcuna evidenza scientifica per raccomandare supplementi di betacarotene quale sostanza protettiva dei tumori.

L’equipe di Edgar R Miller, della Johns Hopkins Medical Institution di Baltimora, ha analizzato 19 studi distinti sull’efficacia della Vit. E, concludendo che tassi elevati di questa vitamina, assunta tramite integratori, può aumentare il rischio di mortalità, “Anche se è possibile che alcuni gruppi di popolazione possano beneficiare dalla supplementazione di vitamina E, la prova è così equivoca che non è opportuno raccomandare il suo uso. Dichiarare sui benefici della supplementazione di vit. E, per la salute della popolazione generale, è contrario all’evidenza, inoltre, mette le persone a rischio se si verifica un eccesso di uso, di questo ne beneficerà solo l’industria che produce questi prodotti, la quale promuove e continua a proteggere la vendita di integratori.” [1]


Referenze
1. Edgar R Miller, Harri Hemilä, “Evidence-based medicine and vitamin E supplementation” American Society for Clinical Nutrition 2007 Jul;86(1):261-2; author reply 262-4.

I vegetali al naturale riducono il rischio cancro, ma non gli integratori di vit.C ed E

Antioxidant nutrients have been hypothesized to be protective against cancer. Vitamin C is a major circulating water-soluble antioxidant, and vitamin E is a major lipid-soluble antioxidant. Many case-control and cohort studies have related cancer risk to estimates of nutrient intake derived from food intake reports. Diets high in fruit and vegetables, and hence high in vitamin C, have been found to be associated with lower risk for cancers of the oral cavity, esophagus, stomach, colon, and lung. Diets high in added vegetable oils, and hence high in vitamin E, have been less consistently shown to be associated with cancer protection. This may be because vitamin E offers less protection against cancer or because the estimation of vitamin E intake is less accurate than is the estimation of vitamin C intake. In contrast with the findings from epidemiologic studies based on foods, observational studies of nutrients consumed in supplements and recent experimental trials provide little support for a strong protective role for vitamins C or E against cancer. If vitamins C or E are indeed protective against cancer, that protection may derive from their consumption in complex mixtures with other nutrients and with other bioactive compounds as found in the matrix provided by whole foods [1].


Referenze
1. “Epidemiologic evidence for vitamin C and vitamin E in cancer prevention” T Byers and N Guerrero. American Journal of Clinical Nutrition, Vol 62, 1385S-1392S.

Studio SELECT

Selenium and vitamin E cancer prevention trial

“Un’altra vitamina si è rivelata essere una vera e propria bomba a scoppio ritardato rispetto al rischio di cancro. È la vitamina E o alfa-tocoferolo” cit [1]. L’Istituto nazionale dei tumori degli Stati Uniti ha interrotto in anticipo uno studio avviato nel 2001, chiamato “SELECT” che ha coinvolto 35.000 adulti. Lo studio voleva verificare gli effetti di Selenio e Vitamina E nella prevenzione del cancro. I soggetti della sperimentazione sono stati suddivisi in quattro gruppi di circa 8000 persone per ciascun gruppo. Il primo gruppo ha ricevuto selenio e vitamina E, il secondo la sola vitamina E, il terzo soltanto selenio e il quarto semplice placebo. La chiusura anticipata dello studio era eticamente inevitabile in quanto i soggetti che assumevano la vitamina E hanno riscontrato una maggiore insorgenza del tumore alla prostata rispetto a quelli che assumevano il solo placebo [2].


Referenze
1. D. Kayath, Primario di oncologia dell’Ospedale Pitié-Salpȇtrière. Professore Università Pierre et Marie Curie. Presidente dell’Istituto Nazionale dei tumori francese.
2. National Cancer Institute, Selenium and Vitamin E Cancer Prevention Trial (SELECT), 2008. Disponibile online su: www.cancer.gov.

Effetti da supplementazione di calcio e
rischio di infarto del miocardio

L’uso del calcio in capsule è utilizzato da molte donne in menopausa nel tentativo di prevenire l’osteoporosi. E’ prioritario, quindi, valutare gli eventuali fattori di rischio cardiovascolare correlati. Da diversi anni molte ricerche si sono interessate a questi fattori e alcuni di queste hanno individuato possibili benefici dalla supplementazione di calcio sulla salute cardiovascolare, ma, al contario, altri studi, più recenti e perfezionati, depongono invece per un potenziale rischio. Per far chiarezza su questo delicato argomento è arrivato il contributo di una meta-analisi di Bolland [1] che ha analizzato 15 studi randomizzati in cui il calcio era stato somministrato ad una dose maggiore o uguale a 500 mg al giorno con o senza l’aggiunta di vitamina D. I risultati di questa meta-analisi sono evidenti e denunciano un aumento del rischio di infarto del miocardio del 30% nei soggetti che hanno assunto calcio (senza vit D) e la probabilità del rischio tende ad essere più alta in coloro che ne assumono quantità maggiori, aggiungono i ricercatori. L’aumento del rischio cardiovascolare è basso, come lo è il beneficio derivante dalla supplementazione di calcio nel ridurre la complicanzione peggiore dell’osteoporosi: la frattura del femore (circa il 10%). Concludono i ricercatori: “forse è il momento di ripensare all’uso del calcio, soprattutto senza la vitamina D, nella prevenzione e nel trattamento dell’osteoporosi”.


Referenze
1. Bolland MJ, Avenell A, Baron JA, Grey A, MacLennan GS, Gamble GD, Reid IR. “Effect of calcium supplements on risk of myocardial infarction and cardiovascular events: meta-analysis” Br Med J 2010;341: c3691.

Integratori alimentari e tasso di mortalità
nelle donne anziane.

L’ abuso di integratori multivitaminici può danneggiare gravemente la salute. L’avvertimento arriva da uno studio dell’University of Eastern Finland guidato dal Dr. Jaakko Mursu e colleghi [1], secondo cui l’assunzione eccessiva di vitamine e di altri nutrienti, tra cui acido folico, magnesio, zinco, rame e ferro, aumenta il tatto di mortalità nelle donne più anziane.

Dallo studio, condotto su 38 mila donne statunitensi tra i 50 e i 60 anni di età, emerge che eccessi di vitamine isolate tramite integratori sono collegabili a un maggior rischio di morte. Aggiungono che gli integratori hanno effetti benefici solo se assunti per rispondere a una reale carenza nutrizionale, mentre in caso contrario i rischi per la salute sono maggiori dei vantaggi.

Il ferro, ad esempio, aumenta il rischio di decesso del 3,9% e tanto più se ne assume, tanto più il rischio aumenta.

Risultati:

  • l’uso di multivitaminici (1,06, 95% CI,1.02-1 .10; è associato all’aumento del rischio assoluto del 2,4%);
  • dose di vitamina B6 (1,10; 1,01-1,21; aumento del rischio del 4,1%);
  • acido folico (1,15; 1,00-1,32; aumento del rischio del 5,9%);
  • ferro (1,10, 1,03-1,17; aumento del rischio del 3,9%);
  • magnesio (1,08, 1,01-1,15; 3, aumento del rischio del 6%);
  • zinco (1,08, 1,01-1,15; aumento del rischio del 3,0%);
  • rame (1,45; 1,20-1,75; aumento del rischio del 18,0%);

sono stati associati ad un aumentato rischio di mortalità totale rispetto al gruppo che non ha fatto uso. Concludono i ricercatori che in assenza di precise indicazioni mediche è meglio assumere queste vitamine tramite un’alimentazione bilanciata.


Referenze
1. Jaakko Mursu, PhD; Kim Robien, PhD; Lisa J. Harnack, Dr PH, MPH; Kyong Park, PhD; David R. Jacobs Jr, PhD “Dietary Supplements and Mortality Rate in Older Women” The Iowa Women’s Health Study” Archives of Internal Medicine 2011: 171 (18).

Integratori vitaminici in aggiunta a beta-carotene e retinolo possono favorire patologie della prostata.

Lo studio del 2009, randomizzato, condotto in doppio-cieco, era rivolto ad analizzare l’efficacia del beta-carotene associato a retinil-palmitato nei confronti del cancro alla prostata. Dopo 11 anni fu riscontrato che beta-carotene e retinolo associati, non comportavano un aumentato di sviluppare un carcinoma prostatico. Ma, lo stesso studio ha riscontrato che i pazienti che utilizzavano altri supplementi, in associazione con beta-carotene e retinolo, hanno evidenziato un aumento del rischio di sviluppare cancro alla prostata aggressivo del 52%, rispetto ai pazienti che non avevano utilizzato altri supplementi vitaminici o che avevano assunto placebo. Il gruppo dei pazienti che utilizzavano il beta-carotene più reticolo e senza altri integratori, hanno mostrato un rischio di sviluppare un carcinoma prostatico minore del 35% rispetto agli altri, ma senza riportare altri risultati significativi [1]. Gli studi commissioanti per valutare gli effetti sulla salute dall’associazione tra beta-carotene e rischio di cancro alla prostata sono stati, e lo sono ancora, contraddittori. In riferimento a questi ultimi studi i ricercatori avvisano che l’integrazione di beta-carotene, al di fuori dei dosaggi provenienti dagli alimenti, può causare un aumento del rischio di cancro alla prostata. La ricerca è tuttora in corso e ancora molto c’è da scoprire sugli effetti di questi carotenoidi sulle cellule normali e su quelle neoplastiche.


Referenze
1. Marian LN, Matt JB, Alan RK, Christine BA, Irena BK, Mark T, Gary G.G. “Dietary Supplement Use and Prostate Cancer Risk in the Carotene and retinol Efficay Trial”. Cancer Epidemiology Biomarkers & Prevention 2009; 18 (8).

Micronutrienti antiossidanti per la
fibrosi cistica del polmone.

Micronutrienti antiossidanti possono essere un valido apporto alle terapie correnti nella fibrosi cistica polmonare (mucoviscidosi). Essi possono compensare il danno ossidativo nei polmoni derivanti dall’infezione costante. Dal momento che le persone con fibrosi cistica hanno problemi di assorbimento dei grassi, questi mostrano bassi livelli di due importanti antiossidanti liposolubili: la vitamina E e β-carotene. Gli studi sottoposti a revisione hanno esaminato gli effetti delle vitamine E e C, β-carotene e selenio su questa malattia polmonare (FC) .

Sono stati posti alla revisione cinque studi complessivi, ma solo tre di questi sono stati presi in considerazione per la completezza dei dati, con un totale di 87 partecipanti. Di questi studi sono stati analizzati gli esiti primari sulla funzione polmonare e della qualità di vita dei pazienti. Gli esiti secondari erano la valutazione dello stress ossidativo, dell’infiammazione, dell’indice di massa corporea, i giorni di assunzione di antibiotici e altri eventi negativi a seguito della supplementazione. I risultati complessivi hanno decretato prove a favore e contro, l’integrazione di integratori antiossidanti sulla FC [1].

Non c’è stato alcun miglioramento sulle funzioni polmonari, anche se i livelli di antiossidanti nel sangue sono migliorati a seguito dell’integrazione. La prova ha anche evidenziato che la qualità di vita (nessun aspetto specifico è stato indicato) è diminuita in gruppi che hanno assunto la supplementazione. Concludono i ricercatori: la supplementazione di integratori antiossidanti nella fibrosi cistica non è ancora raccomandata al di là delle cure di routine. Sono necessari ulteriori e più ampi studi per valutare se possano esserci importanti effetti clinici su questa patologia.


Referenze
1. Shamseer L, Adams D, Brown N, Johnson JA, Vohra S. “Antioxidant micronutrients for lung disease in cystic fibrosis”. Cochrane Database of Systematic Reviews 2010, Issue 12. Art. No.: CD007020. DOI: 10.1002/14651858.CD007020.pub2

Gli integratori di vitamina C favoriscono la
cataratta, più a rischio, adulti
di mezz’età ed anziani.

Assumere vitamina C tramite integratori alimentari può aumentare la vulnerabilità alla cataratta, specialmente nei soggettidi mezz’età e negli anziani. Questa la conclusione di una ricerca del Karolinska Institutet, diretta dalla dottoressa Susanne Rautiainen e pubblicata sul”American Journal of Clinical Nutrition” [1]. Gli scienziati hanno esaminato 24.593 donne di età compresa tra i 49 e 83 anni, registrando eventuali problemi di salute. Durante il periodo di osservazione (8 anni), si sono così verificati 2.497 casi d’intervento alla cataratta. Esaminando talisituazioni, gli studiosi hanno notato come le donne che assumevano integrazioni di vitamina C avevano il 38% in più dirischio di sviluppare la cataratta, rispetto a quello che non lo facevano. Conclude allora la dottoressa Rautiainen: “I nostri risultati indicano che l’uso di integratori di vitamina C possono essere associati a un rischio maggiore di catarattacorrelata all’età tra le donne”. Dati i risultati, gli studiosi suggeriscono così di optare per un alimentazione che fornisca la vitamina in questione “naturalmente”, cioè tramite i cibi giusti.


Referenze
1. Susanne Rautiainen, Birgitta Ejdervik Lindblad, Ralf Morgenstern and Alicja Wolk, “Vitamin C supplements and the risk of age-related cataract: apopulation-based prospective cohort study in women”, American Journal of Clinical Nutrition 2010, doi:10.3945/ajcn.2009.28528.

Che cos’è un antiossidante?

“Per semplificare, diciamo che un antiossidante è una molecola che trasforma i radicali liberi in sostanze inoffensive, riducendone gli effetti dannosi- Le nostre cellule contengono numerose molecole antiossidanti per proteggersi dai radicali liberi, ma c’è chi pensa che questa difesa sarebbe insufficiente per contrastare gli effetti negativi della moltitudine di aggressori tossici di origine alimentare e ambientale che ci circondano (radiazioni ionizzanti, raggi ultravioletti, fumo di sigaretta eccetera). Secondo questa teoria, l’aggiunta di antiossidanti all’alimentazione potrebbe garantire dei rinforzi al sistema di difesa naturale delle nostre cellule proteggendoci anche dal cancro. Sebbene accattivante, questa teoria ha tuttavia stentato ad affermarsi in seguito ai risultati ottenuti con gli integratori contenenti forti dosi di vitamina A e E: al posto di proteggere i fumatori dal cancro, questi antiossidanti aumentavano al contrario il rischio di sviluppare la malattia.” cit [1]


Referenze
1. L’alimentazione anti-cancro. R. Béliveau; D.Gingras, prefazione di Umberto Veronesi (Sperling & Kupfer 2006).

The Institute of Cancer Research

Londra
“I supplementi sintetici, non possono assolutamente sostituirsi a una dieta sana, e che alla fine diventano essi stessi fattore cancerogeno aggiuntivo.” cit [1]


Referenze
1. Dr. Jody Moffat, health specialist al Cancer Research Institute.

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