Un recente studio Californiano dell’Istituto di Ricerca del Pacific Medical Center “Dietary practices of women diagnosed with environmental sensitivity” ha indagato lo stato di salute di 12 donne di età compresa tra 37-50 della Nuova Scozia e provenienti dall’Environmental Health Clinic. L’indagine ha analizzato le difficoltà nell’assumere specifici alimenti che risultatano importanti nel trattamento terapeutico della sensibilità ambientale (ES), in Italia meglio conosciuta come Sensibilità Chimica Multipla (), e quanto, questa condizione di prolungato rifiuto, potesse influire sui valori nutrizionali del gruppo di donne. Lo scopo di questa ricerca è stato quello di valutare l’adeguatezza e la qualità delle diete consumate dalle donne con diagnosi di ES, diete che prevedono l’esclusione di determinati alimenti nei severi protocolli terapeutici di questa patologia, e, quindi, monitorare i livelli di specifici nutrienti che potrebbero risultare bassi in seguito alla dieta.

I risultati hanno rilevato un carenza di acido folico, vitamina B12, B6 e magnesio, tranne il calcio in rari casi. Quando la qualità della dieta è stata valutata usando un Indice di Salute Alimentare, la maggioranza delle donne (75%) rientrava nella categoria di coloro che hanno una “esigenze di miglioramento dell’alimentazione”. L’assunzione di latte e la varietà alimentare ha segnato il punteggio più basso. Le donne hanno inoltre consumato poche porzioni di “altri prodotti alimentari”, facenti parte della guida “altri alimenti” i quali contengono soprattutto zuccheri e per lo più grassi.

I risultati di questo studio, concludono i ricercatori, suggeriscono che le donne con diagnosi di ES andrebbero aiutate nell’individuare altre varietà alimentari che possano apportare e incrementare i nutrienti necessari alla salute persi a causa della privazione di alimenti di base per i motivi già spiegati, e trovare nuove forme di assunzione per il calcio. […]

 

Leggi l’articolo completo su pubmed

Pin It on Pinterest

Shares
Share This