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Frutta Verdure Bacche

Mangiate quanti più tipi di frutta e verdura potete.

“Non esiste nessun altro tipo di alimento, ripeto nessuno, in cui potete trovare tante sostanze anti-invecchiamento come nella frutta e nella verdura. Non sono prodotti della natura di poca importanza, ma potenti strumenti che bisogna tenere in grande considerazione. Contengono innumerevoli sostanze chimiche, conosciute e no, che trasformano le vostre cellule in fortezze contro le armate pro-invecchiamento dei radicali liberi. Molti dei fenomeni che noi chiamiamo comunemente invecchiamento sono dovuti in realtà a carenza di frutta e verdura!”

Jean Carper

I componenti principali di frutta e verdura:

    • Acqua
    • Aminoacidi : 9
    • Acidi grassi : 2
    • Vitamine : 13
    • Minerali : 13
    • Fitonutrienti : 100.000/400.000

Il Cibo che vive

Frutta e verdura sono alimenti ‘vivi’, la loro ricchezza in micronutrienti, rappresentati da una vastissima categoria di sostanze, ne fanno un cocktail di vitamine, minerali, aminoacidi, acidi organici, enzimi, pigmenti, fitonutrienti e soprattutto antiossidanti, che sinergicamente svolgono un’azione complessa e di alta efficacia nel favorire e preservare la nostra salute. Negli ultimi decenni la ricerca scientifica su questi alimenti si è intensificata, incoraggiata dai risultati eclatanti ottenuti negli anni precedenti, lasciando meravigliati gli stessi ricercatori proprio su questo fattore sinergico che coinvolge più sostanze nello svolgere la loro azione fisiologica nell’organismo. 

“L’idea di separare un singolo ingrediente dagli altri e di trattarlo come un farmaco per guarire una malattia specifica non è solo poco pratico, ma è semplicemente assurdo.” 

Patrick Holford 1999

Dovremmo quindi mangiare gli alimenti nella loro integrità di micronutrienti e altri composti naturalmente presenti al suo interno. Anche la supplementazione (integrazione) quotidiana dovrebbe rispettare questa regola, non solo per un discorso puramente nutrizionale, ma anche perché – come vedremo in altre sezioni – l’assunzione di singoli composti può risultare addirittura pericoloso per i delicati equilibri della nostra salute.

Frutti di bosco

Una cascata di profumi, delicati, di colori intensi come pochi altri alimenti in natura e dei sopori più raffinati, i frutti di bosco fanno parte di una classe molto ristretta di alimenti; il loro posto nella dieta è legato più alla passione per il loro aroma e la loro raffinatezza che per il loro apporto nutritivo. Un tesoro inestimabile di composti fitochimici dall’elevato potenziale antitumorale. Ecco qualcosa che oltre a essere buono è anche ottimo per la salute!

La Ricerca

Mangiare alimenti vegetali otto volte al giorno abbassa il rischio di morire per malattie cardiovascolari.

 Lo Studio – Secondo quanto pubblicato sull’European Heart Journal chi mangia otto volte al giorno frutta e verdura ha il 22 per cento di probabilità in meno di morire per malattie di cuore e vasi rispetto a chi ne consuma solo tre porzioni nell’arco delle 24 ore. Lo studio in questione è frutto della collaborazione tra numerosi istituti europei coordinati da Francesca Crowe, ricercatrice presso l’Università di Oxford. In particolare i ricercatori guidati dalla Crowe hanno analizzato dati provenienti dal European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC), un progetto finanziato dalla Comunità Europea che si propone di valutare le relazioni tra dieta, stili di vita, fattori ambientali e l’insorgenza di tumori e altre malattie croniche come quelle cardiovascolari. Le informazioni raccolte dal 1992 al 2000 riguardano abitudini alimentari e condizioni di salute di più di 300mila persone tra i 40 e gli 85 anni provenienti da otto Paesi europei, tra cui l’Italia. Dall’elaborazione dei dati è emerso che consumare alimenti vegetali almeno otto volte al giorno ridurrebbe di quasi un quarto la probabilità di morire per malattia coronarica. Inoltre, secondo i ricercatori, a ogni porzione in più di frutta e verdura, quantificata in 80 grammi, più o meno una piccola banana o una carota, corrisponderebbero 4 punti percentuali in meno di rischio cardiovascolare [1].

    1. Fruit and vegetable intake and mortality from ischaemic heart disease: results from the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC)-Heart study. European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC)-Heart Study Collaborators. European Heart Journal 

 Donne e prevenzione – È noto che il consumo di frutta e verdura apporta benefici  alla salute. La maggior parte degli studi scientifici sono stati effettuati su specifiche prodotti: aglio, cavoli, agrumi e pomodori. Questi alimenti hanno dimostrato che l’assunzione di questi specifici alimenti è associata a riduzione dell’ossidazione del DNA e di marcatori della perossidazione lipidica. Gli studi su una diversità di specie di frutta e verdura sono ancora scarsi. Nel 2006 viene pubblicato uno Studio con lo scopo di determinare l’effetto antiossidante di altre specie di frutta e verdura. Lo studio ha coinvolto 106 donne alle quali sono stati misurati alcuni biomarcatori dell’ossidazione che coinvolgono la perossidazione lipidica e conseguente danno al DNA. Durante la sperimentazione le donne hanno assunto una dieta con 5 varietà di frutta e verdura (dieta con basso contenuto di diversità di specie) o una dieta con 18 varietà di frutta e verdura (dieta ricca con alto contenuto di diversità di specie), consumando quotidianamente circa 9 porzioni di frutta o verdura.

I ricercatori hanno evidenziato che solo il gruppo di donne con una dieta ricca di diversità di specie hanno mostrato una significativa riduzione dei marker di ossidazione al DNA. Sempre e solo questo gruppo di donne ha mostrato una significativa diminuzione (12%) di 8-idro-2-deossiguanosina. Entrambe le diete hanno evidenziato una riduzione della perossidazione lipidica.

Le conclusioni di questo studio riportano l’attenzione sull’importanza di assumere una più vasta specie di frutta e verdura per ricevere, da questi, un apporto più completo di fitonutrienti e antiossidanti, a dimostrazione che queste sostanze non sono tutte uguali [1].

    1. Thompson HJ, Heimendinger J, Diker A, O’Neill C, Haegele A, Meinecke B, Wolfe P, Sedlacek S, Zhu Z and Jiang W. “Dietary botanical diversity affects the reduction of oxidative biomarkers in women due to high vegetable and fruit intake.” – Journal of Nutrition. 2006 August;136(8):2207-12

 › Cancro al seno – Un recente studio sull’argomento è stato pubblicato sul Journal of Epidemiology, condotto dallo Slone Epidemiology Center della Boston University School of Medicine (BUSM). Una meta analisi che fa riferimento al Women Black’s Health Study (BWHS), un importante e ampio studio di follow up su 59.000 donne di origine afro-americane residenti negli Stati Uniti dal 1995 ad oggi. I ricercatori hanno analizzato 51.928 soggetti partecipanti al BWHS per ben 12 anni, rilevando 1.268 casi di sviluppo del carcinoma al seno. Il risultato interessante dello studio è il dato dall’incidenza di cancro al seno del 43% più basso registrato nelle donne che avevano consumato almeno due volte al giorno frutta e verdura (vegetali), rispetto alle donne che avevano assunto porzioni di questi alimenti meno di quattro volte alla settimana. Sottolineano i ricercatori che esistono specifici tipi di verdure con azioni protettive più potenti di altre nel ridurre l’insorgenza del cancro al seno, tra cui le crocifere: cavolfiori, cavolini di Bruxelles, broccoli, broccoletti, cavolo, rapa, ravanello, ecc. Le crucifere sono infatti ricche di vitamine, fibre, acido folico e potassio con importanti proprietà antiossidanti, sono ricchi anche di fitonutrienti come i potenti glucosinolati che agiscono sugli estrogeni del metabolismo e sugli enzimi deputati alla disintossicazione. Sono indicate anche le carote, associate ad un’azione preventiva in quanto ricche di carotenoidi.

 Dieta mediterranea – il 25%  dei casi di cancro al colon-retto, il 15% di cancro alla mammella ed il 10% di cancro alla prostata, pancreas ed endometrio, potrebbero essere evitati seguendo le indicazioni della dieta mediterranea [1].

    1. Trichopoulou et al, 2000 

 

 Parkinson – I frutti di bosco sono in grado di prevenire il Parkinson, l’azione sembra sia dovuta al contenuto di flavonoidi. L’importante studio, svolto dai ricercatori dell’Università di Harvard, aveva come obiettivo la capacità dei frutti di bosco di ridurre le probabilità di insorgenza del morbo di Parkinson. Secondo i ricercatori una porzione di frutti di bosco consumata a colazione ha aiutato a prevenire l’insorgenza della demenza. La ricerca inglese ha coinvolto un vastissimo campione, 49.281 uomini e 80.336 donne, sottoposti a un questionario per indagare le abitudini alimentari e valutare l’apporto giornaliero di flavonoidi.

  Infarto – Una dieta ricca di verdure rende minimi i danni tissutali provocati dagli attacchi cardiaci. È quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori dell’Albert Einstein College of Medicine della Yeshiva University (New York, Usa) e pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, secondo cui il composto chimico nitrito, presente in numerosi vegetali, potrebbe essere l’ingrediente segreto pro-cuore presente nella dieta Mediterranea. “Il nitrito – sostiene David Lefer, uno degli autori della ricerca – insieme al suo cugino chimico nitrato svolge un ruolo importante grazie alla capacità di produrre ossido nitrico”. Lo studio ha dimostrato che somministrando nitrito agli animali, sia per via intravenosa sia per via orale, si limita in misura notevole il danno causato dagli attacchi di cuore, con lo stress conseguente sui tessuti dovuto alla riperfusione”. Secondo Lefer, .Secondo Lefer, variare la propria dieta, introducendo le verdure, potrebbe essere d’aiuto nel prevenire le malattie cardiovascolari, soprattutto nei soggetti più a rischio per anamnesi famigliare. 

› Ictus – A seguito del famoso Studio Framingham gli studiosi sono giunti alla conclusione che per ogni tre porzioni supplementari di frutta e verdura al giorno il rischio di ictus si riduce del 22%! [1]. Le porzioni specificate nello studio corrispondono a: 1/2 tazza di pesche, 1/4 di tazza di pomodoro in salsa, 1/2 tazza di broccoli o una patata [1]. Ma nello studio gli uomini che consumavano più frutta e verdura ne mangiavano ben 19 porzioni al giorno. I dati confermano che all’aumento di tre porzioni si riduce il rischio del 22%, sommando le quantità aumentano i benefici e si riduce esponenzialmente il rischio fino ad arrivare al 100%! Questo importante studio fornisce prove consistenti che la salute delle arterie e dei vasi che trasporta­no il sangue al cervello, dipendono da una corretta alimen­tazione, principalmente da frutta e verdura. 

    1. Gillman, M.W., Cupples, L.A., Gagnon,D. et al., “Protective effect of fruits and veg­etables on development of stroke in men”, JAMA 1995 : 273.

 Demenza – Le persone che mangiano molta frutta, verdura e pesce, sono a minor rischio di sviluppare forme di demenza rispetto a quelle che mangiano piu’ carne e uova e contenenti grassi di origine animale. A dimostrarlo un ulteriore studio francese pubblicato su Neurology, realizzato dall’Università Victor Segalen di Bordeaux, che ha coinvolto 8.085 uomini e donne con un’età di 65 anni e più.

Antiossidanti

Gli antiossidanti sono sostanze in grado di neutralizzare e bloccare i radicali liberi e proteggere l’organismo dalla loro azione distruttiva (ossidazione). Le proprietà anticancerogene di molti alimenti sono giustificate proprio dal loro prezioso contenuto in antiossidanti, e nello specifico dalla quantità, dalla varietà e dalla capacità antiossidante, che varia da molecola a molecola. Quindi, gli agenti antiossidanti riportano l’equilibrio chimico nei radicali liberi grazie alla possibilità di fornire loro gli elettroni di cui sono privi. L’organismo umano si difende naturalmente dai radicali liberi producendo antiossidanti endogeni: superossido dismutasicatalasi e glutatione. Superata una certa soglia è però necessario integrare la carenza di produzione interna di questi antiossidanti con un apporto (integrazione) dall’esterno, attraverso gli alimenti – specifici alimenti in questo caso.

I principali antiossidanti esogeni sono:

Altri antiossidanti, vitamine o molecole di notevole interesse sono:


I composti fitochimici (fitonutrienti) sono un insieme estremamente disomogeneo di sostanze accomunati comunque dalle seguenti caratteristiche:

  • sono peculiari del regno vegetale;
  • non sono sintetizzate dall’uomo;
  • hanno spesso un’azione protettiva sulla salute umana se assunte a livelli significativi;
  • hanno meccanismi di azione complementari e sovrapponibili

Tali sostanze esercitano diverse funzioni biologiche quali l’attività antiossidante, la modulazione degli enzimi, la stimolazione del sistema immunitario, la riduzione dell’aggregazione piastrinica, la modulazione del metabolismo ormonale, la riduzione della pressione sanguigna, e hanno una spiccata attività antibatterica e antivirale.

Principali cause di riduzione delle difese antiossidanti

  • Ridotta assunzione di antiossidanti ➔ ipovitaminosi, diete monotone;
  • ridotto assorbimento di antiossidanti ➔ sindromi da malassorbimento, malattia celiaca;
  • ridotta utilizzazione di antiossidanti ➔ deficit dei meccanismi di captazione o di trasporto;
  • insufficienza dei sistemi enzimatici antiossidanti ➔ fattori genetici o iatrogeni;
  • eccessivo consumo di antiossidanti ➔ eccessiva produzione di specie reattive; 
  • assunzione di farmaci ➔ sovraccarico del sistema microsomiale 

(E.L. Iorio 2005)

Antiossidanti scavenger

 Gli scavenger riducono la concentrazione di radicali liberi rimuovendoli dal mezzo in cui si trovano, e questo proprio alle loro capacità di interagire direttamente con essi, e, quindi, di inattivarli. Tra tutti gli scavanger il coenzima Q10 rappresenta al meglio questa proprietà destando grande interesse nei ricercatori. Infatti, alcuni anni fa, fu scoperto che alcune statine, bloccando la sintesi del colesterolo, inibiscono anche la sintesi della catena laterale di questo prezioso elemento della catena respiratoria, favorendo, in tal modo, la cosiddetta “rabdomiolisi”. Per prevenire o limitare questo evento indesiderato sarà importante garantirci un apporto adeguato giornaliero di coenzima Q10.

Antiossidanti e salute

Diete ipocaloriche e ricche di antiossidanti, somministrate in animali da laboratorio, ha ridotto lo “stress ossidativo” in sperimentazioni avviate per valutare il tasso di longevità negli esseri viventi. Gli animali alimentati con cibi ricchi di antiossidanti non solo hanno una vita più lunga del 40% ca., ma sono anche più reattivi e vitali. Ancora non abbiamo studi a lungo termine sull’uomo, ma si può sicuramente pensare che gli stessi effetti valgano anche per la nostra specie.

La ricerca ho ha più dubbi, le dimostrazioni che il rischio di morte prematura risulta notevolmente ridotto nelle persone con elevati livelli ematici di antiossidanti, è un fatto confermato dalla scienza. II rallentamento dei processi di invecchiamento nell’uomo non solo non è più un mistero, ma è alla portata di tutti.

Proprietà degli antiossidanti 

Acido Folico  L’acido folico o vitamina B9 (è un folato nella forma presente in natura) è classificata come vitamina idrosolubile. Prende il nome dal latino folium (foglia) in quanto è ampiamente presente nei vegetali a foglia verde, infatti fu isolata per la prima volta dalle foglie di spinaci nel 1941. Alte concentrazioni di acido folico si trovano in vegetali di facile consumo come i cavoli, spinaci, bietole, broccoli, noci. 

La sua importanza è pari alla sua subcarenza tanto da rappresentare oggi la forma di ipovitaminosi (carenza vitaminica) più diffusa nel mondo occidentale. Questa è dovuta principalmente a squilibri delle diete e al basso consumo quotidiano di frutta e verdura freschi. In alcune condizioni particolari e in base a stili di vita individuali, il fabbisogno di questa sostanza necessita di maggiori concentrazioni: insufficienza epatica, etilismo, consumo di alimenti di origine animale, uso di contraccettivi orali, alcuni farmaci che interferiscono con il metabolismo dell’acido folico, studi in corso stanno valutando possibili effetti dannosi del fumo sulla sintesi dell’acido folico, ecc. Inoltre l’acido folico è estremamente sensibile: viene distrutto facilmente dalla luce, per diluizione nei liquidi di cottura e dal calore o dal tempo che intercorre dal raccolto al consumo dell’alimento. 

E’ essenziale per la metilazione dell’omocisteina e la sua trasformazione  in metionina. La carenza di acido folico provoca l’iperomocistenemia, una condizione di grave rischio per severe complicanze cardiovascolari. L’acido folico svolge questa azione in sinergia alla vitamina B12 fungendo come coenzimi deputati al metabolismo dell’omocisteina, gli studi hanno dimostrato che questo risultato avviene in seguito alla sommininstrazione congiunta di acido folico, vit B6 e vit B12.

E’ essenziale nella sintesi del DNA, senza acido folico le cellule non si dividono correttamente. Tutte le cellule dell’organismo coinvolgono l’acido folico nei processi di divisione, in particolare quelle che si dividono più rapidamente, come i globuli rossi, le cellule del tratto gastrointestinale e quelle degli organi  genitali, che risulteranno le più danneggiate dalla carenza di acido folico.

E’ coinvolto nella formazione dei globuli rossi. Si considera che l’anemia causata da acido folico non sia tanto inferiore a quella causata dalla carenza di vit B12. Nel 1975 una relazione pubblicata dal British Medical Journal analizzo i livelli di acido folico in pazienti ospedalizzati scoprendo, tra di loro, diversi casi di anemia megaloblastica che fu associata proprio alla bassa capacità del fegato di preservare ottimali riserve di acido folico. Da queste prime indicazioni oggi sappiamo che una vita squilibrata e soggetta a stress prolungato può causare asintomatiche e latenti carenze di acido folico, troppo silenziose per riscontrarle in tempi brevi. Da qui l’importanza di ricorrere ad un maggior consumo di frutta e verdura ricche di questa vitamina.

E’ fondamentale nella prevenzione delle malformazioni neonatali quali la spina bifida. Il dottor P. M. Newberne, professore in scienze dell’alimentazione al MIT, definisce una carenza di acido folico come una bomba a scoppio ritardato, e, se le carenze si protraggono durante l’infanzia, queste potranno interferire con le normali funzioni del timo il quale necessita di acido folico per mantenere attivo il sistema immunitario. 

Importante è il suo ruolo nel funzionamento del sistema nervoso e degli organi sessuali. Nel 1975 il New England Journal of Medicine pubblica una ricerca sui miglioramenti di pazienti affetti da disturbi mentali o ritardi nello sviluppo delle funzioni cognitive, migliorati in seguito all’assuzione di acido folico. I miglioramenti si sono visti anche nei pazienti che assumendo acido folico sono stati dimessi dalla degenza in anticipo (dal 23% al 36%) rispetto a chi non aveva assunto nulla, lo studio è stato effettuato al Northwick Park Hospital, Inghilterra, 1975.

L’acido folico agisce sulle funzioni dell’endotelio riducendo l’assorbimento delle LDL nell’intima e, di conseguenza, evita la formazione di pericolose placche ateromasiche [1]. Il noto studio del Nurse’s Health Study ha dimostrato questo meccansimo d’azione su un vasto campione di donne (80.000 ca.) evidenziando una netta riduzione degli eventi coronarici fatali [2].

Il meccanismo attraverso il quale l’omocisteina aumenta lo stress ossidativo non è ancora ben conosciuto. Sappiamo che l’omocisteina compromette l’attività della glutatione perossidasi e riducendo la biodisponibilità dell’ossido nitrico. Inoltre l’omocisteina diminuisce nei tessuti i livelli di vitamine A, C, E, riducendo le riserve di antiossidanti nell’organismo. L’acido folico qui svolge un ruolo importante come fattore protettivo dallo stress ossidativo omocisteina-indotto, riducendo i livelli di superossido intracellulare e, ad un livello inferiore, sequestrando perossido di idrogeno [3]. 

Uno studio sui benefici dell’acido folico sullo sviluppo di tumori allo stomaco e di altri tumori gastrointestinali è stato portato a termine in Cina nel 2003. Lo studio in doppio cieco, randomizzato controllato con placebo, su un totale di 216 pazienti con gastrite atrofica sono stati assegnati in modo casuale a uno dei quattro gruppi: (1) il folato + vitamina B12; (2) beta-carotene naturale; (3) beta-carotene di sintesi; (4) gruppo placebo, tutti i gruppi sono stati seguiti dal 1994 al 2001. Nel loro insieme, i tre gruppi di intervento hanno mostrato una significativa diminuzione e un minor rischio per i tumori gastrointestinali. Il gruppo FA (acido folico) ha mostrato un evidente miglioramento nella prevenzione di lesioni della mucosa gastrica. Questo studio ha rivelato l’effetto interventistico dell’acido folico sullo sviluppo di tumori gastrointestinali e  si è anche dimostrato benefico nel trattamento della gastrite atrofica prevenendo l’insorgenza di lesioni precancerose [4].

Una ricerca americana ho evidenziato che l’integrazione quotidiana di 0,05 mg di acido folico nel normale regime alimentare ridurrebbe i decessi nella popolazione tra le 4.000 e le 18.000 unità [5].

Come per molte vitamine di sintesi l’uso prolungato di questa vitamina può causare non pochi problemi, sono infatti in corso di studio ricerche sugli effetti tossici sul DNA, sul sistema nervoso centrale, sull’assunzione combinata con altri farmaci (vedi acido folico e riduzione degli effetti benefici dell’aspirina sulla proteina C-reattiva), ecc. L’acido folico, quindi, dovrebbe essere assunto principalmente tramite gli alimenti o supplementazione di succhi naturali.

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Referenze

  1. Plotnick GD, Corretti MC, Vogel RA “Effect of antioxidant vitamins on the tranient impairment of endothelium-dependent brachial artery vasoactivity following a single  high-fat meal”. JAMA 1997; 278 (29).
  2. (M. A. Lepore “Iperomocisteinemia e poliformismo C677T del gene MTHFR in correlazione con le patologie vascolari e cerebrali” Aracne ed. Roma 2008). 
  3. Voutilanien S, et al. “Low serum folate concentrations are associated with an excess incidence of acute coronary events: the Kuopio Ischaemic Heart Disease Risk Factor Study. European Journal of Clinical Nutrition 2000; 54 (5).
  4. Zhu S, Mason J, Shi Y, Y Hu, Li R, Wahg M, Y Zhou, Jin G, Xie Y, Wu G, Xia D, Qian Z, Sohg H, Zhang L, R Russell, Xiao S. Dipartimento di Gastroenterologia, Ospedale del Popolo Nona, Shanghai Second Medical University di Shanghai 200011, China. “The effect of Folic acid on the development of stomach and other gastrointestinal cancers”. Chinese Medical Journal (Engl) 2003;116 (1).
  5. Glade MJ. “Workshop on folate, B12, and coline. Sponsored by the panel on folate and other B vitamins of the standing Committee on the Scientific Evalutation of Dietary Reference Intakes”.  Food and Nutrition Board, Institute of Medicine, Washigton, D.C., 1997. Nutrition 1999; 15 (1).

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› Coenzima Q10  Il coenzima Q10 (CoQ10) chiamato anche ubichinone, è una molecola essenziale delle cellule, dove svolge un ruolo fondamentale nella produzione di energia attraverso le reazioni ossido-riduttive coinvolte nella sintesi dell’ATP. Questa molecola diventa quindi vitale nel proteggere e far funzionare bene, il cuore, soprattutto nelle diverse fasi dell’invecchiamento [1]. La sintesi dell’ATP coinvolge tutte le cellule del corpo, tessuti e organi hanno bisogno di notevoli livelli di CoQ10. Condizioni patologiche come ipertensione e malattie cardiovascolari possono aggravarsi se l’organismo è carente di questa molecola o sono le stesse condizioni di salute che possono provocare, a loro volta, carenze di CoQ10 creando un circolo vizioso ad alto rischio.

   Altri studi indicano un possibile e rapido declino verso l’invecchiamento associato ai livelli scarsi di CoQ10. Gli studi sono tuttora in corso.

   Il CoQ10 può essere sintetizzato dal nostro organismo, nonostante sia frequente la sua carenza dovuta a squilibri e deficit nutrizionali o a difetti genetici che ostacolano la sua sintesi metabolica.

  1. Sarter B. “Coenzyme Q10 and cardiovascular disease: a review”. Journal of Cardiovascular Nursing 2002; 16 (4).

›  Colina – E’ un fattore lipotropo, cioè serve a emulsionare i grassi, svolge quindi funzioni vitali tra cui la produzione componenti importanti delle membrane cellulari, come la fosfatidicolina (lecitina) e la fingomielina. Ricerche mostrano come la colina sia in grado di emulsionare il colesterolo impedendone il deposito sulle arterie. E’ un regolatore del metabolismo dei grassi, la colina impedisce ai grassi di bloccarsi nel fegato. Molto prsente nel cervello, la colina favorisce la trasmissione degli impulsi nervosi, in particolare quelli deputati alla memoria. E’ un disintossicante del fegato da veleni e residui di farmaci. Può essere prodotta dall’organismo a partire dalla sintesi di metionina  o la serina, per questo motivo non è ancora considerata un nutriente essenziale, anche se la discussione è ancora aperta. L’apporto alimentare è considerato comunque importante in quanto studi su animali e uomini mostrano l’insorgenza di disturbi al fegato e ai reni. Molto presenta la sua forma libera nelle verdure a foglie verdi, in particolare cavolfiori e broccoli.

› Glutatione – Denominato anche (l-glutatione o gamma-glutamilcisteinilglicina) è un potente e fondamentale antiossidante per la salute del nostro organismo in quanto molto presente in diversi tessuti organici. Il glutatione è costituito da 3 aminoacidi e viene prodotto dal nostro organismo, ma è anche presente in molti alimenti. Con il passare dell’età la sua produzione tende a ridursi, diventa quindi fondamentale una dieta ricca di frutta e verdura. Considerato da molti scienziati “il principe degli antiossidanti” (J.T. Pinto, Istituto dei tumori Sloan Kettering New York) tra i più potenti antagonisti dei radicali liberi [4], è presente in tutte le cellule e può determinare la velocità con cui un organismo può invecchiare, come spiega C.A. Lang, Ph.D Biochimico dell’Università di Louisville [1]. Stime ci dicono che sono stati intrapresi circa 25 mila studi scientifici sul glutatione. 

   Potente è la sua efficacia nel protegge i grassi che costituiscono le membrane cellulari dall’ossidazione dei radicali liberi (perossidazione), soprattutto per le cellule del tratto digerente.

   Uno studio condotto dalla Dott.ssa M. Julius, dell’Università del Michigan, ha dimostrato che i soggetti con livelli più alti del 20% hanno un terzo di probabilità di soffrire di artrite, attacchi cardiaci, ipertensione, diabete, disturbi circolatori, infezioni renali, inoltre si è visto negli anziani il recupero a seguito di malattie è più rapido ed efficace se si hanno livelli più alti di glutatione.

   Svolge una notevole azione disintossicante, in particolare dei metalli pesanti (piombo, cadmio, alluminio), ma agisce anche su pesticidi, insetticidi, solventi, benzolo, clorati, dovuto alla sua capacità di rendere più biodisponibile ed efficace il ferro ecc.

  Molti ricercatori sono convinti che aiuti a bloccare la diffusione del virus dell’Aids per circa il 90% (American Journal of Clinical Nutrition).

   E’ termolabile, il contenuto di glutatione nei cibi cotti risulta compromesso in molti alimenti [2, 3], vedi tabella (A):

(Tab. A) Confronto dei livelli di glutatione in cibi crudi e cotti (mg per 100g) 

Frutta e verdura con i più alti livelli di glutatione [2] 

    • Avocado
    • Cocomero
    • Asparagi
    • Pompelmo
    • Patate (bollite con buccia)
    • Fragole
    • Pomodori
    • Arancia
    • Melone
    • Cavolfiore
    • Broccoletti
    • Pesche
    • Cipolle
    • Zucchine
    • Carote
    • Spinaci

Studi condotti nel 1992 da Witschi et al., hanno dimostrato una scarsa biodisponibilità di integratori di glutatione, assunto per via orale, nell’aumentare i livelli nel sangue, anche con dosaggi consistenti.

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Referenze

  1. Hazelton G.A., Lang C.A.: Glutathione contents of tissue in the aging mouse. Biochem. J.; 188, 25-30, 1980.
  2. Jones D.P., Coates R.J., Flagg E.W., et al. “Glutathione in Foods Listed in the national Cancer Institute’s Health Habits and History Food Frequencey Questionnaire” Nutrition and Cancer (17) 1992.
  3. Simopoulos A.P, Normanna HA, Gillaspy J.E  “Portulaca nella nutrizione umana e le sue potenzialità per l’agricoltura mondiale. Mondo Rev Nutr Diet 77; 1995.
  4. Sohal R.S., Allen R.G. “Relationship between oxygen metabolism, aging and development” Advances in Free Radical Biology & Medicine 2; 1986.

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› Inositolo – Spesso classificato come vitamina B8, ma non ufficialmente. E’ contenuta negli agrumi (tranne i limoni), nella papaya, nei cereali e nei legumi. Svolge un ruolo importante inibendo l’assorbimento dei grassi nel fegato. Protegge il sistema nervoso dai danni secondari del diabete, regola il livello del colesterolo, contrasta la perdita di capelli, facilita la produzione di lecitina nell’orgnismo e la peristalsi.

› N.N-dimetil-glicina DMG – E’ un derivato metilato dell’aminoacido glicina considerata una sostanza importante per il metabolismo umano. Può essere considerato un enzima in quanto è un prodotto intermediario che stimola reazioni indispensabili, in particolare per il sistema nervoso. A tal proposito è spesso definito “Intensificatore metabolico” [1], vitamine, ormoni, neurotrasmettitori, enzimi, acidi nucleici (RNA, DNA), dipendono dal trasferimento dei gruppi metilici (forniti dalla DMG). L’utilizzo di questa sostanza (presente negli agrumi e nella scorza di limone) aiuta a stimolare e potenziare le performance fisico e mentali. Utile per chi fa sport, o a chi studia. Presenta proprietà immunostimolanti e aiuta i processi di recupero e rigenerativi dell’organismo, migliora il metabolismo glucidico e delle funzioni cardiache. Altra importante azione della DMG è la sintesi dell’omocisteina in metionina che produce la SAM (un antidepressivo naturale).

  1. J.W, Meduski, Scuola di Medicina dell’Università del Sud Carolina.

› Vitamina C – Conosciuta anche con il nome di acido ascorbico, è una molecola idrosolubile molto simile al glucosio. E’ presente principalmente nel regno vegetale. Non è sintetizzata dall’organismo e quindi è necessario assumere alimenti che la contengono.

Possiede molteplici funzioni:

    • E’ un potente antiossidante – più di 120 studi riportano risultati che confermano l’efficacia di questa vitamina contro il cancro. Le persone che assumono alimenti con alti livelli di vit C hanno una probabilità del 50% in meno di ammalarsi di cancro rispetto a a coloro che ne consumano di meno. E’ particolarmente efficace contro il tumore dello stomaco, dell’esofago, del pancreas, della cavità orale, del retto e della mammella [1];
    • Protegge le arterie dall’azione dannosa delle LDL;
    • Rigenera il potenziale antiossidante della vit E;
    • Partecipa all’idrossilazione della prolina e lisina per la formazione del collagene e dell’Adrenalina;
    • Interviene nella sintesi della carnitina;
    • Studi recenti dimostrano una sua azione nel metabolismo del colesterolo;
    • Aiuta a cicatrizzare le ferite e le ustioni [7];
    • Protegge le gengive dal sanguinamento [7];
    • Accelera la guarigione dopo gli interventi chirurgici [7];
    • Favorisce l’assorbimento del ferro da parte dell’organismo [7];
    • Stimola la risposta immunitaria attraverso la produzione di alcuni neurotrasmettitori e ormoni, migliora la funzionalità e l’attività dei leucociti, aumenta i livelli di interferone, le risposte anticorpali, la secrezione degli ormoni timici [2];
    • E’ attiva contro alcune infezioni, allergie, cataratta, colesterolo diabete, epatite [2];
    • Migliora la produzione di sperma e la fertilità maschile. Gli uomini con bassi livelli di questa vitamina possono incorrere in anomalie negli spermatozoi e conseguenti possibili difetti genetici nella prole. Uno studio condotto dall’Università di Berkeley CA, è emerso che i danni dei radicali liberi sul DNA della riproduzione, raddoppiavano negli spermatozoi umani se l’apporto di vitamina C era di soli 5 milligrammi giornalieri (1 cucchiaino da tè di succo di limone). E un ulteriore studio dell’Università del Texas, ha mostrato come far regredire l’infertilità maschile aumentando giornalmente l’apporto di vitamina C [6];
    • Interviene sulla riduzione della pressione sanguigna – studi effettuati sull’uomo e su animali dimostrano che alti livelli di acido ascorbico possono ridurre la pressione sanguigna [2, 3]. E’ stato osservato che l’efficacia aumenta quando la vit C è associata ad altre vitamine: E, beta carotene, selenio;
    • Previene il tumore del polmone. Uno studio condotto su 9000 adulti diretto dal Dr Joel Schwartz dell’Istituto di Protezione Ambientale degli Stati Uniti ha dimostrato che i soggetti che assumo ogni giorno, attraverso l’alimentazione, 300 milligrammi di vitamina C al giorno, hanno una probabilità del 70% in meno di contrarre bronchiti croniche o l’asma rispetto a quelli che ne assumono solo 100 milligrammi. Inoltre, la vitamina C riduce l’agglutinazione dei leucociti, una frazione dei globuli bianchi, impedendo la loro adesione alle pareti dei vasi sanguigni, prevenendo così l’enfisema e dell’aterosclerosi [6];
    • Previene la cataratta. Una ricerca canadese condotta dal Dr Emanuel Cheraskin dell’Università dell’Alabama, ha mostrato un netta riduzione del 30% dell’insorgenza della cataratta aumentando i livelli di vitamina C [6];
    • Protegge dagli agenti cancerogeni: è accertato che la vitamina C è in grado di impedire la formazione di nitrosamine: composti cancerogeni che si formano nell’intestino quando si mangiano insaccati, salumi, alimenti cotti alla brace, che contengono come conservanti i nitrati [7].

L’efficacia della vit C è dovuta alla presenza del gruppo dei bioflavonoidi assunti contemporamenamente [2]. I bioflavonoidi sembra che abbiamo un ruolo decisivo nel far assorbire la vit C nel sangue o dalla cellula [5]. In condizioni di stress prolungato l’organismo esaurisce rapidamente le scorte di vitamina C; i fumatori e le persone anziane richiedono un fabbisogno maggiore di vitamina C in quanto ogni sigaretta può distruggere dai 25 ai 100 mg [7].

Una ricerca recente non ha riscontrato benefici clinici dall’assunzione di vit C, in forma isolata, contro le infezioni urinarie, al contrario se assunta attraverso gli alimenti  [4].

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Referenze

  1. Gladys Block epidemiologo e oncologo Università di Berkely CA.
  2. M.T. Murray 1993.
  3. Ness AR, Chee D, Elliott, P. “Vitamin C and blood pressure–an overview” Journal Human Hypertension, 1997; 11 (6).
  4. Castelló T, Girona L, Gomez MR, mena Mur A, Garciá L. “The possible value of ascorbic acid as a prophylactic agent for urinary tract infection” Spinal Cord 1996; 34 (10).
  5. Hari Sharma 1995.
  6. J. Carper 1996.
  7. E. Mindell 1985.

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› Vitamina E

Fitonutrienti

Si stima che in natura esistano più di 100.000 fitonutrienti (Phytochemicals), ma fino ad oggi ne sono stati isolati e identificati soltanto un migliaio. Molti studi sono stati condotti e molti lo sono ancora, per studiare questi composti naturali. Sono sostanze chimiche vegetali non-nutritive che hanno potenti proprietà anticancerogene e di prevenzione da diverse malattie. Sono, quindi, nutrienti essenziali, non prodotti dal corpo umano. E’ ben noto che la pianta produce queste sostanze chimiche per proteggersi da attacchi esterni, ma recenti ricerche dimostrano che possono anche proteggere anche l’uomo. Alcune note sostanze fitochimiche sono il licopene nei pomodori, isoflavoni della soia e i flavonoidi nella frutta, l’acido ellagico nei mirtilli e nelle fragole, ecc.

I più importanti fitonutrienti sono suddivisi in famiglie, classi e sottoclassi :

Polifenoli :

Flavonoidi :

    • Antocianidine
    • Flavoni
    • Flavan-3-oli
    • Flavanoni
    • Flavonoli
    • Isoflavoni
    • Tannini

Non-flavonoidi:

    • Acidi fenolici
    • Stilbeni
    • Cumarine
    • Lignani

Terpeni : 

    • Carotenoidi
    • Monoterpeni

Composti solforati :

    • Allilsulfuri
    • Isotiocianati

Saponine :

    • Triperpenoidi
    • Steroidi

Come funzionano le sostanze fitochimiche?

Sono moltissime le sostanze fitochimiche presenti nei vegetali e ognuna di loro funziona in modo diverso. Vediamone alcune:

Antiossidante – La maggior parte delle sostanze fitochimiche hanno una potente attività antiossidante proteggendo le nostre cellule dai danni da radicali liberi riducendo il rischio di sviluppare alcuni tipi di cancro, esempio: solfuri allilici (cipolle, porri, aglio), carotenoidi (frutta, carote), flavonoidi (frutta, verdura), polifenoli (tè, uva).

Azione ormonale – Imitano gli estrogeni umani contribuendo a ridurre i sintomi della menopausa e l’osteoporosi, esempio: isoflavoni nella soia.

Effetto antibatterico – L’allicina è fitochimico dell’aglio con spiccate proprietà anti-batteriche.

Stimolazione degli enzimi – stimolando gli enzimi si rendono gli estrogeni meno efficaci riducendo il rischio di cancro al seno, esempio: indoli, che si trovano in cavoli; inibitori della proteasi (soia e fagioli); terpeni (agrumi e ciliegie).

Interferenza con il DNA – Interferiscono con la replicazione del DNA cellulare, impedendo la moltiplicazione delle cellule tumorali, esempio: saponine nei fagioli; la capsaicina, che si trova nel peperoncino.

Azione fisica – Alcune sostanze fitochimiche si legano fisicamente alle pareti delle cellule impedendo l’adesione di agenti patogeni alle pareti cellulari umane, esempio: le proantocianidine nei mirtilli, il consumo di mirtilli riduce anche il rischio di infezioni del tratto urinario e migliora la salute dentale.


I colori di frutta e verdura sono dovuti ai fitonutrienti.

I differenti colori dei frutti e ortaggi rappresentano i diversi tipi di fitonutrienti presenti al loro interno. Le molecole coinvolte nella colorazione delle piante sono specilli gruppi atomici definiti cromofori, cioè apportatori di colore, costituiti da diversi legami (doppi o tripli) che attraverso qualità oscillatorie danno luogo al fenomeno della risonanza.

La luce è costituita da radiazioni elettromagnetiche con lunghezze d’onda variabili. E’ il nostro occhio, attraverso la visone, a intercettare queste radiazioni modulate da intervalli all’interno di una  scala chiamata «spettro del visibile» che racchiude le lunghezze d’onda comprese tra i 400 e i 700 nm circa.

Lo spettro visibile

Radiazione assorbita

  • violetto
  • blu
  • blu-verde
  • verde
  • giallo-verde
  • giallo
  • arancio
  • rosso

Lunghezza d'onda

  • 400-430
  • 430-490
  • 490-510
  • 510-530
  • 530-560
  • 560-590
  • 590-610
  • 610-730

Colore percepito

  • giallo-verdastro
  • giallo-arancio
  • rosso
  • porpora
  • violetto
  • blu
  • blu-verdastro
  • blu-verde

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Per questo motivo è importante assumere le diverse varietà di vegetali a nostra disposizione per garantirci l’assunzione della più ampia gamma di fitonutrienti.

Lista dei principali colori dei vegetali e dei benefici associati a ciascuno:

Bianco: a questa categoria appartengono le cipolle, l’aglio, i finocchi, il cavolfiore. Sono particolarmente utili per prevenire e combattere l’ipercolesterolemia.

Giallo/Arancione: le carote, arance, peperoni, pesche. Alimenti utili per rafforzare il sistema immunitario.

Rosso: in questo gruppo abbiamo: pomodoro, ciliegie, fragole, i ravanelli, le mele. Potenti protettori per le patologie cardiovascolari e tumori, e potenti  anti-radicali liberi.

Verde: insalata, spinaci, prezzemolo, broccoli, asparagi, piselli, zucchine. Alimenti utili per la prevenzione dei diversi tumori e per la salute di occhi, denti, ossa e vasi sanguigni.

Blu/Viola: il gruppo delle melanzane, di numerosi frutti di bosco, uva, fichi. Ottimi nella prevenzione di tumori e patologie cardiovascolari, con particolare attività anti-invecchiamento.

Polifenoli

I polifenoli rappresentano la più vasta e importante classe di fitonutrienti presente in natura, spesso vengono indicati sotto il nome di vitamina P. Presentano una struttura molecolare caratterizzata dalla presenza di uno o più gruppi fenolici. Sono responsabili del gusto amarognolo e astringente degli alimenti. I ricercatori non hanno ancora stabilito le numerose attività biologiche sull’organismo, la biodisponibilità dei polifenoli varia da sostanza a sostanza e la loro emivita è particolarmente breve, anche per questo è consigliato un apporto di frutta e verdura, e in particolare di bacche, variegato e continuativo durante la giornata, solo così sarà possibile sfruttare i vantaggi e benefici di queste importanti sostanze per la nostra salute. Sono stati conteggiati circa 100.000 polifenoli ma molti ricercatori sono convinti che possano arrivare fino a 400.000.


Sono suddivisi in due principali gruppi e sottofamiglie:

Flavonoidi:

  • Antocianidine (enina, cianidina, delfinidina)
  • Flavoni (rutina, luteolina, crisina, apigenina, esperedina, tangeretina)
  • Flavan-3-oli (catechine, epicatechina, epigallocatechine)
  • Flavanoni (naringinina, taxifolina)
  • Flavonoli (quecetina, miricetina, kemferolo)
  • Isoflavoni (genisteina, daidzeina)
  • Tannini

Non-flavonoidi:

  • Acidi fenolici

Idrossibenzoati (acidi: p-idrossibenzoico, gallico, ellagico, protocatecuico, vanillico, siringico)
Idrossicinnamati (acidi: cinnamico, caffeico, p-cumarico, ferulico)

  • Stilbeni (resveratrolo, pterostilbene, piceatannolo)
  • Cumarine
  • Lignani


L’attività dei polifenoli può essere così riassunta:

  • Antiossidante
  • Anticancerogenica
  • Antiaterogenena
  • Antinfiammatoria
  • Antibatterica
  • Antivirale
  • Azione vasoprotettrice e antitrombotica
  • Azione ansiolitica e antispasmodica
  • Azione chelante

I POLIFENOLI SONO POTENTI ANTIOSSIDANTI MA SE ASSUNTI NELL’ALIMENTO E DIFFICILMENTE INDIVIDUABILI: UNO STUDIO ITALIANO DI REVISIONE [1].

Una grande quantità di prove ha descritto le proprietà antiossidanti di sostanze fitochimiche come i polifenoli (PP) in diversi in diversi studi sia in vitro che sull’uomo. I PP si dimostrano potenti scavenging contro i radicali liberi, modulando enzimi antiossidanti e altri fattori di trascrizione cellulare. Tuttavia l’identificazione delle molecole responsabili di questo effetto è ancora lontano dall’essere classificato e gli studi sull’uomo su un singolo antiossidante (polifenolo) sono ancora contrastanti. Lo studio italiano ha evidenziato una chiara discrepanza tra la concentrazione di PP nei vegetali e la bassa biodisponibilità nel corpo suggerendo una possibile azione antiossidante in alcune condizioni di stress e con la possibile sinergia di altre sostanze sconosciute. L’uso isolato di integratori di PP risulta da questo studio ancora più fallimentare rispetto a studi precedenti che ne hanno già meso in dubbio l’efficacia. Una dieta ricca di alimenti composti da polifenoli risulta ancora la migliore strada per sfruttare questi potenti nutrienti.

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Referenze

  1. Serafini, C. Miglio, I. Peluso, T. Petrosino “MODULATION OF PLASMA NON ENZIMATIC ANTIOXIDANT CAPACITY (NEAC) BY PLANT FOODS: THE ROLE OF POLYPHENOL M.” Current Topics in Medicinal Chemistry 11, 14, July 2011, 1821-1846.
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Flavonoidi

I flavonoidi fanno parte della famiglia dei polifenoli e sono presenti in maggior quantità negli alimenti. Essi sono in prevalenza idrosolubili e sono anche chiamati pigmenti vegetali in quanto responsabili dei colori della frutta, della verdura e in particolare dei frutti di bosco e bacche, e per questo sono presenti maggiormente sulla parte esterna dei frutti. Sono stati individuati oltre 8.000 varietà di flavonoidi con diversa struttura chimica e attività [1, 2].

Queste molecole sono considerate dai ricercatori come la più importante difesa contro allergeni, virus, e carginogeni. La loro potente attività antiossidante sembra essere superiore a molte vitamine antiossidanti nel contrastare i devastanti radicali liberi. La loro azione protettiva si svolge principalmente nelle membrane cellulari evitando il pericolo processo di ossidazione dei lipidi di cui le membrane sono costituite. 

Sono interessanti anche le proprietà antiallergiche dei flavonoidi, tanto che, la loro struttura molecolare viene copiata e usata come modello per molti farmaci antiallergici.

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Referenze

  1. Bravo L. “Polyphenols: chemistry, dietary sources, metabolism, and nutritional significance”. Nutrition Review 1998; 9. 
  2. Grassi D, Desideri G, Croce G, Tiberti S, Aggio A, Ferri C. “Flavonoids, vascular function and cardiovascular protection”. Current Pharmacology Design 2009; 15 (10).
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I flavonoidi si suddividono in:

  • Antocianidine (antocianine, cianidina, delfinidina, pelargonidina, malvidina, peonidina, petunidina)
  • Flavoni (rutina, luteolina, crisina, apigenina, esperedina, tangeretina)
  • Flavan-3-oli (catechine, epicatechina, epigallocatechine, gallocatechina, teaflavina)
  • Flavanoni (naringinina, taxifolina)
  • Flavonoli (quercetina, miricetina, kemferolo)
  • Isoflavoni (genisteina, daidzeina, diadreina)
  • Tannini

Numerose sono le attività di protezione dei flavonoidi sulla nostra salute:

    • enzimi → inibizione degli enzimi di fase 1 e 2;
    • DNA → interazione diretta con il DNA;
    • apoptosi → induzione del processo di autodistruzione e morte delle cellule (apoptosi);
    • antiossidanti → antagonisti dei radicali liberi riducendo la pericolosa perossidazione lipidica; rallentano e prevengono la comparsa dell’aterosclerosi; intervengono sul rilassamento dei vasi con azione antipertensiva [1, 2];
    • cardioprotettivi → azione preventiva su infarto e riduzione del tasso di mortalità [3, 4]; azione protettiva sul sistema cardiovascolare, dimostrata da numerosi studi tra cui la riduzione delle LDL, della pressione arteriosa, riduzione di trombosi coronarica [1, 5];
    • colesterolo → la quercetina, presente nel vino rosso e in numerose verdure riduce l’ossidazione delle LDL riducendo a sua volta l’aggregazione piastrinica [1, 2];
    • LDL → gli antiossidanti dei mirtilli si mostrano più potenti, della vitamina C, nella riduzione delle LDL ossidate [1, 6];
    • tumori → inibizione della proliferazione cellulare;
    • immunità → modulazione del sistema immunitario.
[symple_divider style=”solid” margin_top=”10px” margin_bottom=”10px”] Referenze
  1. Cooke JP. “Nutraceuticals for cardiovascular health”. American Journal of Cardiology 1998; (82-10A).
  2. Formica JV, Regelson W. “Review of the biology of Quercetin and related bioflavonoids”. Food Chemicals Toxicol 1995; 33 (12).
  3. Moline J, et al. “Dietary falvonoids and hypertension: is there a link?” Medical Hypotheses 2000; 55 (4).
  4. Hollman PC, Katan MB. “Absorption, metabolism and health effects of dietary flavonoids in man”. Biomed Pharmacother 1997; 51 (8).
  5. Potter SM. “Soy Protein and serum lipids”. Current Opin Lipidol 1996; 7 (4).
  6. Laplaud PM, Lelubre A, Chapman MJ. “Antioxidant action of Vaccinium myrtillus extract of human low density lipoproteins in vitro: initial observation”. Fundamental & Clinical Pharmacology 1997; 11 (1).

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Proprietà specifiche di importanti flavonoidi

› Antocianine – Le antocianine (sottoclasse delle antocianidine) sono tra i più importanti gruppi di pigmenti presenti nei vegetali. In questo gruppo di sostanze rientrano infatti la maggior parte di coloranti presenti nei frutti, fiori, ecc. Sono responsabili dei colori rosso, rosa, arancio, viola e blu che si trovano in natura, ma non del rosso delle barbabietole che è dovuto ad altri tipi di composti chiamati betacianine. La ricerca scientifica ha dimostrato una correlazione fra il consumo di alimenti ricchi in antociani e una bassa incidenza di malattie cardiovascolari (aterosclerosi e ipertensione arteriosa). Alcuni particolari studi hanno evidenziato che l’effetto delle antocianine sia legato alla modulazione di due fattori chiave delle funzioni vasomotorie: le endoteline, con azione vasocostrittrice e l’importante ossido nitrico che agisce come potente vasodilatatore. Sono inoltre potenti antiossidanti: neutralizzano i radicali liberi e le molecole ossidanti prodotte dal metabolismo cellulare, esercitando quindi una serie di effetti benefici e protettivi sulla salute di cellule, tessuti e dell’organismo intero.

Proprietà e benefici delle antocianine:

→ Capacità di collegarsi al collagene; 

→ Riduzione del danno da radicali liberi; 

→ Inibizione degli enzimi prodotti dai globuli bianchi; 

→ Prevengono la formazione di sostanze come l’istamina, la quale provoca infiammazione;

→ Inibiscono lo sviluppo di cellule tumorali.

Protezione cardiovascolare – stima che l’80% degli eventi cardiovascolari avversi possano essere evitati da stili di vita e abitudini alimentari corrette. Divers ricerche lo dimostrano, tra cui uno studio epidemiologico condotto per 16 anni su 34.489 donne americane in post-menopausa, che ha evidenziato come il consumo quotidiano di alimenti ricchi di flavonoidi, e tra questi le antocianine, riduce il rischio di morte per malattie cardiovascolari [1]. Altri studi in vitro e su modelli animali evidenziano il ruolo delle antocianine nella protezione cardiovascolare. Le antocianine sono in grado di regolare diversi fatttori biochimichi coinvolti nello sviluppo e nell’eziologia delle malattie cardiovascolari: la somministrazione di frutti ricchi ricche in antocianine, induceva una diminuzione della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca [2] ed esercita un’azione protettiva in seguito a riperfusione dopo ischemia [3]. 

Azione antinfiammatoria – I flavonoidi e la antocianine stimolano la risposta del sistema immunitario contro i patogeni e riducono le principali manifestazioni dell’infiammazione, agendo nei meccanismi cellulari che la causano: riducono, ad esempio, la produzione da parte delle cellule del sistema immunitario di citochine e molecole pro-infiammatorie, come l’ossido nitrico [4, 5, 6, 7].

Anti-invecchiamento – Lo stress ossidativo è tra le principali cause di invecchiamento cellulare: le antocianine e i flavonoidi, grazie al loro potere antiossidante, aiutano a contrastare e ridurre il fenomeno. Questo è risultato ben evidente non solo in numerose colture cellulari ma anche in modelli animali pluricellulari, come nel nematode C.elegans. Nematodi a cui viene somministrato un cocktail di antocianine estratte dalla farina rossa vivono il 10% più a lungo e sono più resistenti a stress ossidativi [8, 9].

Azione anti-tumorale – Lo stress ossidativo prolungato causa uno stato di infiammazione cronica nelle cellule e nei tessuti, ed è ormai nota la relazione tra infiammazione cronica e aumentata probabilità di sviluppare tumori1; antocianine e flavonoidi dunque, contribuiscono anche a diminuire il rischio di cancro [10].

Sono ancora in corso studi epidemiologici su larga scala in uomini e donne per valutare con precisione l’effetto delle antocianine, sia introdotte con la dieta che tramite integratori, sulla salute e per valutare le dosi ottimali. Tuttavia, la grande quantità di studi in vitro, su modelli animali e gli studi epidemiologici già effettuati indicano che le antocianine e le fito-molecole apportano numerosi benefici alla salute umana.

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Referenze 

  1. Mink PJ, et al. Flavonoid intake and cardiovascular disease mortality: a prospective study in postmenopausal women. Am J Clin Nutr. 2007; 85:895–909.
  2. Shindo M et al. Effects of Dietary Administration of Plant-Derived AnthocyaninRich Colors to Spontaneously Hypertensive Rats J Nutr Sci Vitaminol, 53, 90–93, 2007. 
  3. Toufektsian MC et al., Chronic Dietary Intake of Plant-Derived Anthocyanins Protects the Rat Heart against Ischemia-Reperfusion Injury, J. Nutr. 138: 747–752, 2008.

Due review 

  1. Rossi, A., et al., Protective effects of anthocyanins from blackberry in a rat model of acute lung inflammation. Free Radic Res, 2003. 37(8): p. 891-900. 
  2. Wang, Q., et al., Cyanidin-3-O-beta-glucoside inhibits iNOS and COX-2 expression by inducing liver X receptor alpha activation in THP-1 macrophages. Life Sci, 2008. 83(5-6): p. 176-84.
  3. Karlsen, A., et al., Anthocyanins inhibit nuclear factor-kappaB activation in monocytes and reduce plasma concentrations of pro-inflammatory mediators in healthy adults. J Nutr, 2007. 137(8): p. 1951-4.
  4. Park, S.J., et al., Anthocyanins inhibit airway inflammation and hyperresponsiveness in a murine asthma model. Food Chem Toxicol, 2007. 45(8): p. 1459-67. 
  5. Wallace T., Anthiocyanin in cardiovascular disease, Adv. Nutr. 2: 1–7, 2011.
  6. Chen et al, J., Anthocyanin-rich purple wheat prolongs the life span of Caenorhabditis elegans probably by activating the DAF-16/DOXO Transcription Factor. Agric. Food Chem., 2013, 61 (12), pp 3047-3052.
  7. Prasad et al, Targeting inflammatory pathways by flavonoids for prevention and treatment of cancer. Planta Med. 2010 Aug;76(11):1044-63.
  8. Sull’argomento sono state pubblicate numerose review tra cui:

Attività antiinfiammatoria delle antocianine:

  • Middleton E., Effect of Plant Flavonoids on Immune and Inflammatory Cell Function, Advances in Experimental Medicine and Biology Volume 439, 1998, pp 175-182.

Protezione cardiovascolare:

  • De Pascual-Teresa S et al, Flavanols and Anthocyanins in Cardiovascular Health: A Review of Current Evidence Int. J. Mol. Sci. 2010, 11, 1679-1703; doi:10.3390/ijms11041679.
  • Wallace T., Anthiocyanin in cardiovascular disease, Adv. Nutr. 2: 1–7, 2011. 

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› Flavan-3-oli – Rappresentati dalle catechine (catechina, epicatechina, gallocatechina, epigallocatechina, epicatechina gallato, epigallocatechina gallato) sono un gruppo di sostanze antiossidanti contenute nei vegetali (in particolare nel tè verde). Favoriscono le funzioni cardiache e, in generale, al mantenimento di un buono stato di salute. Le catechine sono contenute nel vino, in frutta e verdura. Le  catechine agiscono bloccando i radicali liberi, che possono danneggiare le proteine ed il DNA (favorendo l’insorgenza dei tumori) ma anche la formazione, l’infiammazione e la rottura delle placche di colesterolo (i cosiddetti ateromi), dannose per la salute dei vasi sanguigni. Altre attività delle catechine si svolgono in sinergia con altri sistemi antiossidanti, in particolare dove è coinvolta l’attività antiossidante della vitamina E.

Proprietà e benefici delle catechine:

→ proprietà epatoprotettive;

→ immunostimolanti; 

→ attivano la circolazione sanguigna;

→ riducono la pressione arteriosa.

› Tannini – I tannini sono presenti nei vegetali come pigmenti rossi detti flobafeni. Sono anch’essi fortemente antiossidanti e agiscono in maniera sinergica anche con l’acido ascorbico. I tannini agiscono nelle cellule vegetali quando avviene una lesione esterna (un erbivoro che tenta di mangiare la pianta), da qui la reazione tanninica che può rendere meno piacevole e meno assimilabile la pianta stessa.

Proprietà e benefici dei tannini:

 Abbassano la pressione arteriosa;

→ Riducono l’aggregazione piastrinica;

→ Contribuiscono a ridurre i rischi di danni alle coronarie;

→ Antibatterici; 

→ Attività antivirale;

→ Antifungina;

→ Antinfiammatoria. 

 

Quercetina – E’ uno dei più attivi flavonoidi; agisce in sinergia con la vit C, picnogenoli, diversi altri flavonoidi e metaboliti della vitamina C (acido tronico, acido lixonico, ecc.), è largamente presente nei semi e nella buccia di Frutta e Verdure. 

Esercita molti effetti benefici sulla salute, tra cui il miglioramento della salute cardiovascolare, riduce l’insorgenza del cancro e svolge  un’azione di protezione nei confronti dell’osteoporosi. Ha inoltre capacità anti-infiammatore, anti-allergiche ed è un detossificante. La maggior parte di queste proprietà sono legate alla sua potente azione antiossidante modulando l’espressione di enzimi specifici. Studi in corso stanno valutando possibili benefici nella prevenzione di malattie correlate all’obesità.

Diabete – La quercetina può aiutare nel ridurre i sintomi in pazienti affetti da diabete. Uno studio specifico ha dimostrato che la quercetina ridotto i livelli di glucosio nel sangue migliorando i livelli di insulina plasmatica nei ratti con diabete indotto da streptozotocina. Un altro studio in vitro ha concluso che la quercetina può svolgere un’azione farmacologica nel trattamento di malattie cardiovascolari in pazienti con diabete mellito.

Antinfiammatorio – La quercetina è un potente antinfiammatorio per la sua azione antiossidante di inibizione d mediatori ed enzimi infiammatori, come il lipossigenasi. La quercetina inibisce anche il rilascio di istamina. Sono stati evidenziati miglioramenti delle funzioni polmonari mostrando un minor rischio di alcune malattie respiratorie, come asma e bronchite, in soggetti che hanno consumato elevate quantità di mele (ricca di quercetina). 

Cuore – Frutta  e verdure, ricche di flavonoidi, proteggono dall’infarto del miocardio e dall’ictus. Come molti altri flavonoidi, la quercetina inibisce la perossidazione del colesterolo cattivo (LDL), inoltre abbassa la pressione sanguigna riducendo l’insorgenza di malattie cardiache. 

Cancro – Numerosi studi hanno dimostrato che la quercetina riduce il rischio di cancro della prostata, dell’ovaio, dello stomaco, al seno e del colon. Gli studi in vitro indicano che la quercetina induce l’apoptosi delle cellule tumorali attraverso diversi e complessi meccanismi biologici.

 

› Miricetina – Sostanza organica di colore giallo, appartenente ai flavonoli. Si trova allo stato di glicoside in parecchie specie vegetali. Fu scoperta nel 1938 dal biochimico ungherese Albert Szent-Györgyi come parte della famiglia dei flavonoidi. Notevoli sono i benefici di questa molecola, in particolare sono stati evidenziati due organi principali che usufruiscono del suo potenziale antiossidante: cervello e cuore. Ma gli studi dimostrano altre attività benefiche come la protezione dal cancro e dell’infiammazione. 

Le principali funzioni della miricetina:

azione antiossidante

→ protezione dei danni dell’acido desossiribonucleico;

→ riduzione dell’infiammazione nel corpo;

→ protezione da diverse forme di cancro: colon, seno, polmone, pancreas, prostata; 

→ riduzione dei livelli di lipoproteina (LDL);

→ trattamento della diarrea.

Ulteriori ricerche sono in corso per confermare altre azioni tra cui: 

→ miglioramento di disturbi mentali: Alzheimer e Parkinson.
→ riduzione sintomi negativi del diabete.

Non-Flavonoidi

I non-flavonoidi si dividono in classi e sottoclassi :

    1. Idrossibenzoati (acido p-idrossibenzoico, acido gallico, acido ellagico, acido protocatecuico, acido vanillico, acido siringico); Acidi fenolici
    2. Idrossicinnamati (acido cinnamico, acido caffeico, acido p-cumarico, acido ferulico)
      • Stilbeni (resveratrolo, pterostilbene, piceatannolo)
      • Cumarine
      • Lignani 

    I non-flavonoidi sono presenti principalmente nell’uva e nel vino come acidi fenolici e si suddividono per semplificazione in due famiglie: gli acidi idrobenzoici e gli acidi idrossicinnamici, oppure in altri derivati fenolici come gli stilbeni, le cumarine, i lignani.

    L’acido gallico è l’unico acido idrobenzoico presente nell’uva, soprattutto nella buccia. Altri acidi appartenenti a questa famiglia sono stati riscontrati nel vino, ma il principale, anche per il suo ruolo nelle fasi di invecchiamento e di cambiamento di colore del vino, risulta essere l’acido gallico.

    La seconda grande famiglia di composti non-flavonoidi è quella degli acidi idrossicinnamici, questi si trovano invece nei vacuoli della buccia e nella polpa, nella forma di esteri tartarici. Nel vino, oltre a trovare altri acidi appartenenti a questa famiglia, si riscontrano anche dei derivati, soprattutto esteri, di cui i più importanti sono gli acidi caftarico, cutarico e fertarico che sono presenti nella loro forma trans, anche se ne è presente una quantità trascurabile in forma cis. In questa famiglia si trovano altri acidi in forma libera, come il cumarico, caffeico e ferulico che, come gli esteri, hanno un ruolo importante nell’invecchiamento del vino.

    I lignani sono contenuti nei tessuti legnosi delle piante, nei cereali, ed in alcuni vegetali (broccoli, cavoli, fragole, carote, bacche e frutti di bosco). Tramite i lignani le piante si difendono dall’aggressione dei microrganismi, questa azione sembra mantenersi anche nel corpo umano svolgendo attività antibatteriche, antifungine, antitumorali in particolare contro il cancro alla prostata, al colon e quello della pelle, cardioprotettivi immunostimolanti. 

    Le cumarine sono un gruppo di sostanze naturali ampiamente presenti nel mondo vegetale anche per la loro grande eterogeneità molecolare e per questo risulta ampio il loro spettro di intervento dal punto di vista terapeutico. Gli studi mostrano notevoli interventi sull’organismo tra cui: azione antibatterica, antitrombotica, antivirale, antinfiammatoria.

    L’ultima famiglia da considerare è quella degli stilbeni e loro derivati, il loro ruolo è di primaria importanza in relazione agli effetti benefici del vino sulla salute. Questi composti si ottengono tramite fotosintesi delle piante, e nell’uva si trovano nella buccia. Il più importante ed abbondante nell’uva tra gli stilbeni è il resveratrolo. Di questo composto sono state studiate e conosciute le proprietà antitumorali, chemioterapeutiche, cardioprotettive e antiossidanti e la ricerca sui suoi effetti è tuttora in corso in numerosi laboratori di tutto il mondo.

    Proprietà specifiche di importanti non-flavonoidi

    › Acido Ellagico – Un composto fenolico che ha dimostrato una potente attività antitumorale, di inibizione delle crescita delle cellule maligne ed in particolare sembra contrastare lo sviluppo di tumori e altre patologie in persone geneticamente predisposte. E’ quindi un potente antiossidante ed è presente in numerose varietà di frutta e verdura, come i lamponi, le fragole, i mirtilli rossi, il melograno, le noci.

    Gli studi sull’azione inibitrice della crescita dei tumori è stata realizzata sia in vitro che in vivo su animali. In particolare, gli studi su animali che assumevano nel loro regime alimentare dosi di lamponi (5% dell’alimentazione) hanno dimostrato una significativa riduzione di tumori all’esofago causati dal NMBA, un potente cancerogeno. L’azione dell’acido ellagico sembra concentrarsi sul DNA delle cellule umane impedendo che queste vengano raggiunte da sostanze tossiche di origine cancerogenica ed evitando pericolose trasformazioni mutagene. 

    › Resveratrolo – Il resveratrolo è una fitoalessina prodotta come risposta ad infezioni fungine da parte della pianta. È particolarmente presente nella Vitis vinifera ed in particolare nelle varietà a bacca rossa. Si trova soprattutto nella buccia e la consistenza del vino è tanto elevata quanto maggiore è il tempo di contatto delle bucce dell’uva durante il processo di fermentazione. 

    Glucosinolati

    I glucosinolati sono composti glucosidici contenenti zolfo e comprendono più di 130 differenti composti largamente distribuiti soprattutto nella famiglia delle Crocifere (cavolfiori, cavoletti di Bruxells, broccoli). Sono responsabili del gusto amarognolo in particolare delle crucifere o del sapore piccante come la quello della senape. Le crucifere usano questo composto sulfureo per proteggersi, a loro volta, dalle malattie delle piante.

    Isotiocianati: 

    Indoli:

    L’interesse per i glucosinolati è dovuto alla stretta correlazione riscontrata in recenti studi fra consumo di Brassicacae e ridotto rischio di cancro. Gli isotiocianati sono un altro gruppo di sostanze derivanti dai glucosinolati e hanno mostrato in modelli animali un’attività chemioprotettiva. 

    › Isotiocianati – Ricercatori della Johns Hopkins University School of Medicine di Baltimora hanno studiato il metabolismo degli isotiocianati scoprendo che la loro biodisponibilità è circa sei volte maggiore dei glucosinolati. Le ricerche evidenziano che sono in grado di combattere agenti cancerogeni derivati da altre sostanze cancerogene. Agiscono tramite inibizione della proliferazione cellulare con induzione del processo di apoptosi. Le sostanze più interessanti e più studiate dai ricercatori sono phenylethylisothiocyanatebenzylisothiocyanate e 3-phenylpropylisothiocyanate. Gli studi dimostrano che gli isotiocianati possono aiutare a prevenire il cancro del polmone e cancro esofageo, e si presume che possa prevenire altre forme di cancro come quello gastrointestinale, sono in corso ricerche per confermare tali ipotesi.

    Un recente studio ha confermato dati già conosciuti evidenziando una significativa correlazione inversa tra il consumo di vegetali della famiglia crucifereae (broccoli, cavoli, cavolfiori ecc.) e il rischio ridotto di insorgenza di malattie neoplastiche e cardiovascolari. I ricercatori dello studio addebitano questi risultati positivi alla presenza dei glucosinolati e derivati [1].

    1. Fimognari C, Lenzi M, Hrelia P. “Chemioprevention of cancer by isothiocynates and anthocyanins: mechanism of action and structure-activity relationship”. Current Medicinal Chemistry 2008; 15. 

    › Sulforafane – E’ un fitochimico appartenenza alla famiglia degli isotiocianati, che significa che contiene il gruppo tipico NCS. Molto presente nelle verdure, in particolare nei broccoli. Il processo di idrolisi, che porta alla formazione del sulforafane, è termosensibile e questo spiega la perdita della molecola fino a tre volte a seguito di cottura del broccolo [1].  Studi sperimentali e trial clinici sono di grande importanza e lo saranno, su questa importante molecola e sui suoi meccanismi d’azione e sui target molecolari in cui è coinvolto. In particolare si studiamo con grande attenzione le attività di chemioprevenzione. Il sulforafane è il principale prodotto di idrolisi del glucosinolato glucorafaninaMostra molteplici capacità e campi di azione, tra cui abbiamo l’inibizione degli enzimi di fase I, biomodulazione degli enzimi di fase II, prevenzione e inibizione di cellule cancerogene in fase di crescita,  induzione del processo di apoptosi. E’ un potente disintossicante a causa della sue spiccate proprietà antiossidanti. Agisce come antinfiammatorio e come cardioprotettivo.

    Pediatria – Un recente studio conferma la capacità di arrestare crescita del tumore del sangue diffuso in età pediatrica (leucemia linfoblastica acuta). Lo studio è stato condotto da alcuni ricercatori del Baylor College of Medicine, a Houston nello stato del Texas.

    Tumori – Gli studiosi sono arrivati a tale conclusione dopo aver purificato il sulforafane ed averlo introdotto in forma concentrata nelle cavie in cui era stato indotto in precedenza il tumore. Il sulforafano è stato in grado di bloccare il normale ciclo cellulare, di avviare i processi che portano alla morte cellulare ed infine di inibire in ogni modo la sopravvivenza delle cellule tumorali. Lo studio prevedeva che le cavie da laboratorio ricevessero una forma purificata e soprattutto in quantità concentrate di sulforafane, non presenti in natura. 

    Endotelio – Il sulforafane ha un ruolo importante nella protezione dell’endotelio vascolare agendo su specifici enzimi e proteine segnalatori di uno stato cronico di infiammazione (inibizione di COX-2 ed iNOS) riducendo la progressione dell’arteriosclerosi [2].

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    Referenze 

    1. Conaway CC, Getahun SM, Liebes LL, Pusateri DJ, Topham DK, Botero-Omary M, Chung FL. “Disposition of glucosinolates and sulforaphane in humans after digestion  of steamed and fresh broccoli”.  Nutrition and Cancer 2000; 38. 
    2. Shan Y, et al. “Protective effect of sulforaphane on human vascular endothelial cells against lipopolysaccharide-induced infiammatory damage”. Cardiovascolar Toxicology 2010; (10). 

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    Indolo-3carbinolo – E’ una sostanza fitochimica divenuto importante per la prima volta nel 1960 per la sua efficacia sui carcinomi causati da sostanze tossiche (diossine). E’ una sostanza attualmente soggetta a numerose ricerche e l’attenzione degli studiosi è sempre molto elevata, vediamo perché.

    DNA – L’indolo-3carbinolo in associazione con il suo principale metabolita (diindoylmethane) modula diversi fattori di trascrizione nucleare in una varietà di effetti biologici e biochimici. Funziona come un potente antiossidante, proteggendo il DNA e le strutture cellulari. 

    Chemioprotezione – L’indolo-3-carbinolo agisce da chemiopreventivo stimolando la produzione di specifici enzimi disintossicanti, proteggendo così  le membrane cellulari dagli effetti cancerogeni di pesticidi e altre tossine.

    Cancro – L’indolo-3-carbinolo blocca i recettori degli estrogeni situati sulle membrane cellulari del seno e di altre cellule, riducendo così il rischio di cancro della mammella e del collo dell’utero.

    Aflatossine – L’indolo-3-carbinolo ha dimostrato, in seguito a studi sugli animali, di inibire o ridurre l’effetto cancerogeno delle temibili aflatossine (fanno parte delle micotossine, tossine di natura microbica prodotte da diverse specie micetiche, sono altamente tossiche da essere considerate tra le sostanze più cancerogene esistenti).

    Cuore – Altri studi dimostrano l’efficacia dell’indolo-3-carbinolo sulla sintesi lipidica e l’aggregazione piastrinica, con conseguente azione protettiva per la salute del cuore. Alcuni studi mostrano anche un effetto benefico per il trattamento del cancro della pelle. 

    Uno studio condotto dall’University of Hawaii ha scoperto che gli indoli vegetali, come l’indolo-3-carbinolo, hanno effetti benefici sulla sintesi dei lipidi e potrebbero apportare  benefici alla salute del cuore. I ricercatori hanno studiato l’effetto di indolo-3-carbinolo sulla produzione di apolipoproteina B (gruppi molecolari deputati al trasporto di colesterolo e trigliceridi attraverso il flusso sanguigno ai vari tessuti e organi) da parte delle cellule tumorali epatiche in coltura. E’ noto che alti livelli di apolipoproteina B possono provocare placche che causano problemi vascolari. I livelli di apolipoproteina B sono il migliore indicatore del rischio di malattia  cardiovascolare rispetto al colesterolo totale o LDL. Lo studio ha evidenziato che il trattamento delle cellule con indolo-3-carbinolo ha ridotto la secrezione di apolipoproteina B fino al 56% , di conseguenza ha influenzato la riduzione dei livelli di trigliceridi [1].

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    Referenze

    1. “Cruciferous indole-3-carbinol inhibits apolipoprotein B secretion in HepG2 cells”. J Nutr. 2007; 137 (10). 

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    Carotenodi 

    Un grande gruppo di sostanze classificate in circa 600 varianti molecolari.

    i Carotenoidi sono elaborati dai cromoplasti e accumulati in foglie, fiori e frutti. Sono pigmenti colorati molto diffusi nel regno vegetale, e svolgono un ruolo importante nella funzione clorofilliana. Si trovano in frutta e verdura gialla, arancione, rossa e verde. Prendono il nome carotene (o carotina), pigmento isolato nella carota nel 1831 da Wackenroder. Sono anche detti lipocromi in quanto solubili nei grassi colorandoli di giallo. I carotenoidi hanno struttura polienica a doppi legami e questo li rende molecole instabili al calore e alla luce. Dei circa 600 carotenoidi classificati in natura solo una sessantina di questi possiede un’attività provitaminica: nell’organismo, i caroteni, vengono trasformati in vitamina A (retinolo).

    I carotenoidi provitaminici: 

      • β-Carotene
      • α-Carotene
      • γ-Carotene

    Queste molecole svolgono attività vitaminica di notevole importanza.

    I Carotenoidi che non hanno proprietà provitaminica:

    Queste molecole, pur non essendo vitamine, svolgono azioni fortemente protettive per la salute degli organi.

    Altri carotenoidi:

      • violaxantina
      • astacene
      • astaxantina
      • crocetina
      • bixina
      • xantofilla

    I carotenoidi riducono il rischio di tumore al seno

    Una vasta ricerca della Harvard Medical School, pubblicata sul “Journal of the National Cancer Institute” ha analizzato dati provenienti da 8 studi comparati, i quali rappresentano da soli l’80% di quel che è dato sapere sul legame tra questi vegetali e i rischi di tumore. I dati raccolti si riferiscono a 3.000 partecipanti e circa 4.000 esami del sangue per verificare e quantificare i livelli di carotenoidi.

    Risultati – Le donne con livelli più alti di carotenoidi avevano il 15-20% di possibilità in meno di ammalarsi, rispetto a chi possedeva livelli più bassi. Nella sperimentazione era presente un gruppo di donne che soffrivano di un particolare tipo di cancro al seno: la forma ER-negativa, negativa al recettore per gli estrogeni. Lo studio ha dimostrato una riduzione del rischio di ammalarsi anche per questa categoria.

    Conclusioni – Sembra che la relazione sia strettamente lineare: all’aumentare della concentrazione di carotenoidi, si riduce il rischio di ammalarsi. Ma i ricercatori avvertono: “E’ utile assumere anche integratori specifici? Assolutamente no, perché queste sostanze – se assunte attraverso integratori – possono aumentare le possibilità di ammalarsi di tumore al polmone. Infatti la formulazione chimica degli integratori, la loro forma isolata da altre sostanze, non è come quella presente in natura, quindi è consigliabile aumentare il consumo di frutta e verdura.” Non è ancora chiaro perché questi alimenti sono così importanti nel prevenire l’insorgenza di alcuni tumori. L’ipotesi scientifica più interessante è che una volta metabolizzati, questi nutrienti siano in grado di regolare la crescita delle cellule e di conseguenza fermare la crescita del tumore; infatti i carotenoidi sono in grado di migliorare la comunicazione cellulare, rafforzando il sistema immunitario e quindi  di inibire e sopprimere pericolose alterazioni cellulari.

    Carotenoidi provitaminici

    Vitamina A – La vitamina A, derivata dai carotenoidi provitaminici, viene immagazzinata nel tessuto adiposo umano e nel fegato. Le fonti di origine animale in forma di retinolo o suoi esteri la troviamo in fegato, latte, uova, burro, formaggi, generalmente nei grassi animali; le fonti vegetali della provitamina le troviamo nei vegetali di colore giallo, arancio, verde, rosso e foglie. La biodisponibilità della Vitamina A e dei carotenoidi è molto variabile e dipende dal contemporaneo consumo di grassi nel pasto, dallo stato di conservazione degli alimenti e dalle modalità di cottura. Le più importanti funzioni biologiche svolte dai carotenoidi riguardano la differenziazione cellulare (crescita e riproduzione), la visone ocualre e la modulazione del sistema immunitario. I carotenoidi hanno un elevato potere antiossidante: neutralizzano con grande efficacia i radicali liberi generati dalle attività ossidative metaboliche e proteggono così le cellule e il DNA. Hanno pertanto funzione preventiva per neoplasie, malattie cardiovascolari e degenerative. Contrastano i radicali liberi generati dall’azione dei raggi UV proteggendo la pelle dai danni ossidativi dei radicali liberi; i carotenoidi stimolano, inoltre, la produzione di melanina.

    Carotenoidi non provitaminici

    Luteina + zeaxantina – Fra i carotenoidi non provitaminici, luteina e zeaxantina sono gli unici carotenoidi presenti nell’occhio concentrati nella regione maculare, nella retina e nel cristallino. Prevengono e curano la degenerazione delle cellule visive della zona centrale della retina (maculopatia degenerativa) contrastando i dannosi processi ossidativi causati dai raggi UV che scatenano la temibile cascata dei radicali liberi. Le loro spiccate proprietà antiossidanti agiscono proteggendo la parte esteriore della retina e dell’epitelio pigmentato retinico permettendo una elevata protezione della membrana cellulare. Alimenti ricchi di queste sostanze sono: paprika, spinaci, pepe cayenne, foglie di rapa.

    Numerosi studi hanno dimostrato la capacità della luteina e zeaxantina di ridurre il rischio di insorgenza della degenerazione maculare senile (DMS) o di rallentarne la progressione:

    → Miglioramento degli elettroretinogrammi focali in pazienti affetti da DMS [1];

    → Riduzione del 43% della progressione della DMS in stato avanzato, attraverso apporto di alimenti ricchi di queste sostanze [2];

    → La protezione da DMS intermedia in donne di età inferiore ai 75 anni è stata correlata ad un maggior consumo di alimenti ricchi di luteina e zeaxantina, studio CAREDS [3];

    → Al contrario, la somministrazione di un integratore di luteina, 6 mg al giorno associati ad altri antiossidanti, non ha apportato alcun beneficio nell’arrestare l’avanzamento della DMS [4];

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    Referenze

    1. Parisi V, Tedeschi M, Gallinaro G, et al. “Carotenoids and antioxidants in the age-related maculopathy Italian study: multifocal electroretinogram modifications after 1 year”. Ophthalmology 2008: (115).
    2. Seddom JM, Ajani UA, Sperduto RD, et al. “Dietary carotenoids, vitamins A, C, and E, and advanced age-related macular degeneration”. Eye Disease Case-Control Study Group”. JAMA 1994: (272).
    3. LaRowe TL, Mares JA, SnodderlyM, et al. “CAREDS Macular Pigment Study Group. Macular pigment density and age-related maculopathy in the Carotenoids in Age-Related Eye Disease study: an ancillary study of the Women’s Health Initiative”. Ophthalmology 2008: (115).
    4. Bartlett HE, Eperjesi F. “Effect of lutein and antioxidant dietary supplementation on contrast sensitivity in age-related macular disease: a randomized controlled trial”. European Journal of Clinical Nutritional 2007: 61 (9)

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    Licopene – Il licopene è presente in grandi quantità nel pomodoro maturo, non è una provitamina, ma, così come gli altri, ha attività antiossidante e antiradicali liberi; anzi, tale attività è maggiore rispetto a quella dei suoi analoghi come, per esempio, la capacità del licopene di neutralizzare il più temibile dei radicali liberi: l’ossigeno singoletto (Brigo). Come tutti i carotenoidi, il licopene non può essere sintetizzato dall’uomo, e va quindi assunto con la dieta. Il frutto che ne contiene di più è il pomodoro di cui è responsabile del colore rosso, in seguito alla maturazione del frutto che va a sostituire la clorofilla. Il licopene rappresenta circa l’80-85% dei carotenoidi totali. Noto ai botanici col nome di Lycopersicum esculentum Mill., della famiglia delle Solanacee. Una volta assorbito si concentra più nel fegato, nei testicoli, nelle ghiandole surrenali e nella prostata. L’accumulazione del licopene nell’organismo lo difende anche nei periodi in cui eventualmente non e’ possibile assumerlo. L’aggiunta di flavonoidi potenzia inoltre la sua già potente azione antiossidante. La biodisponibilità del licopene nell’organismo è influenzata dalla presenza di lipidi nella dieta, in quanto questi hanno un ruolo fondamentale di estrazione dei carotenoidi dalla fase acquosa con formazione di micelle miste, attraverso le quali i carotenoidi vengono assorbiti dagli enterociti e poi trasferiti ai vari tessuti. Il licopene, come antiossidante, interviene a intrappolare e stabilizzare l’ossigeno facendo diminuire le mutazioni nel Test di Ames. Inoltre il licopene inibisce la crescita delle cellule cancerogene interferendo con l’aumento dei fattori di ricezione del segnale e l’avanzamento del ciclo cellulare senza causare alcun tipo di effetto tossico o di apoptosi cellulare.

    Queste sue funzioni lo rendono una sostanza di grande interesse per numerose ricerche sull’invecchiamento e su altre patologie divenendo in breve un antiossidante tra i più potenti presenti in natura. Come si può vedere le proprietà preventive del licopene sono numerose:

    Prostata – Numerose pubblicazioni evidenziano l’effetto del licopene sui tumori della prostata decretando la sua indubbia efficacia nella loro prevenzione. Nel 1997, a Chicago, è stato effettuato uno studio in cui venne misurata la quantità di licopene e altri carotenoidi nel sangue di 578 uomini con cancro della prostata, e i dati vennero confrontati con quelli ricavati dall’analisi di 1294 individui sani. Mentre gli altri carotenoidi erano ugualmente presenti negli soggetti ammalati e in quelli senza cancro, il licopene risultò molto basso nei pazienti con cancro alla prostata. Più bassi erano i livelli di licopene ematico, più grave risultava il cancro. Lo studio dimostrò che si ammalavano più facilmente e più gravemente i soggetti che non assumevano sufficienti quantità di licopene.

    Cuore – Il licopene può agire nella prevenzione della salute cardiovascolare e ridurre la malattie cardiache; infatti recenti studi hanno evidenziato l’effetto di questa sostanza nel ridurre la trasformazione del colesterolo LDL nella sua forma ossidata, conseguenza della formazione di placche aterosclerotiche, e responsabili a loro volta di gravi disordini vascolari, quali per esempio l’ostruzione delle arterie coronariche o le arteriopatie in genere, confermando la potenziale azione di questa sostanza nel prevenire infarti e ictus.

    Apparato digestivo – Nel 1994 presso l’Università di Milano si sono avuti interessanti risultati anche per quanto riguarda il rischio di tumori del tratto digestivo (bocca, stomaco, colon e retto). Il tumore dell’apparato digestivo (cancro dell’esofago, dello stomaco, del colon, del retto) è tra i più frequenti in tutto il mondo. Il ruolo del licopene nella prevenzione del cancro all’esofago è stato dimostrato da uno studio svolto nell’Iran del Nord dove questo tipo di patologia è molto diffusa. Venne dimostrato che il suo consumo settimanale era associato alla riduzione del rischio di tumore all’esofago del 40%. Un altro studio di controllo svolto in Italia ha confermato che il consumo settimanale di sette o più porzioni di pomodori in un gruppo campione, rispetto a un altro campione che ne consumava solo due porzioni settimanali, era associato a una riduzione del rischio di cancro del 50%. Inoltre è stato valutato che alte concentrazioni di licopene nel sangue sono associate a una diminuzione del rischio di cancro alla mucosa gastrica.

    Pancreas – Uno studio del 1989 rilevò che soggetti sani aventi più alti livelli di licopene nel sangue, avevano probabilità per cinque volte inferiori di sviluppare un tumore al pancreas.

    Cervice – Uno studio di controllo svolto su un campione di donne colpite da neoplasia cervicale intraepiteliale ha dimostrato che il licopene è risultato il solo carotenoide in grado di ridurre il rischio di tumore alla cervice.

    Pelle – Un’altra possibile proprietà del licopene è rappresentata dall’azione protettiva che esso esercita sulla nostra pelle, in particolare nel caso di lunga esposizione ai raggi UV. L’esposizione alla luce ultravioletta, e quindi anche al sole, provoca effetti sia a breve che a lungo termine sulla salute della pelle. Gli effetti nocivi dei raggi ultravioletti sono causati in parte dall’azione dei radicali liberi, i quali possono danneggiare la struttura del DNA delle cellule; inoltre i raggi UV provocano un’ulteriore riduzione dei livelli di carotenoidi nel plasma. Il licopene, grazie alla sua elevata azione antiossidante, può intervenire come potente strumento di difesa per la nostra pelle riducendo il processo di fotoinvecchiamento e i processi di cancerogenesi di cui sono la conseguenza più grave.

    HIV – Uno studio svolto su pazienti risultati positivi al test dell’HIV ha mostrato che le concentrazioni ematiche di licopene, a-carotene e b-carotene erano risultate basse in particolare in quei soggetti che presentavano infezioni più gravi con un numero inferiore di cellule CD4 + “helper”. Sono state riscontrate concentrazioni ridotte di licopene nel siero di bambini affetti da HIV. Ad oggi è impossibile affermare che il licopene possa intervenire nella riduzione di contrarre HIV, ma è invece possibile confermare che l’abbassamento delle concentrazioni di antiossidanti nel sangue, possa essere associato a fenomeni metabolici caratteristici dell’infezione da HIV.

    Sistema nervoso – La potente azione antiossidante del licopene è associata al ruolo che può assumere nel prevenire danni ossidativi al Sistema Nervoso Centrale che spesso sono causa dell’instaurarsi di patologie neurologiche quali l’Alzheimer e il morbo di Parkinson. Uno studio americano ha evidenziato che gli anziani con bassi livelli di licopene mostravano maggiori difficoltà nello svolgere le normali attività di movimento e coordinamento fisico, come lavarsi, camminare, ecc.

    Seno – E’ rilevante una ricerca condotto su topi da laboratorio trattati con 7,12-dimetil-benzantracene (DMBA), che avevano manifestato questo tipo di patologia. Ai topi era stato somministrato olioresina di pomodori ricchi di licopene attraverso iniezioni intraperitoneali effettuate nelle due settimane precedenti all’esposizione di DMBA e per un periodo di 16 settimane successive alla formazione del carcinoma. Questi topi, rispetto a quelli del gruppo di controllo, svilupparono un numero inferiore di tumori e con un volume minore.

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    Referenze

    1. King-Batoon A, Leszczynska JM, Klein CB. “Modulation of gene methylation by genistein or lycopene in breast cancer cells.” Environ Mol Mutagen. 2008 Jan;49(1):36-45. doi: 10.1002/em.20363.
    2.  Liu X, Allen JD, Arnold JT, Blackman MR. “Lycopene inhibits IGF-I signal transduction and growth in normal prostate epithelial cells by decreasing DHT-modulated IGF-I production in co-cultured reactive stromal cells.” Carcinogenesis. 2008 Apr; 29(4):816-23. Epub 2008 Feb 17
    3.  Huang CS, Liao JW, Hu ML. “Lycopene inhibits experimental metastasis of human hepatoma SK-Hep-1 cells in athymic nude mice.” Journal of  Nutrition 2008 Mar; 138(3):538-43.
    4.  Hsu YM, Lai CH, Chang CY, Fan CT, Chen CT, Wu CH. “Characterizing the lipid-lowering effects and antioxidant mechanisms of tomato paste.” Bioscience Biotechnology Biochemistry. 2008 Mar; 72(3):677-85. Epub 2008 Mar 7.
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    Astaxantina – E’ un carotenoide (genere xantofilla) molto simile per struttura molecolare al beta-carotene, ma con piccole differenze biologiche che lo rendono importante. E’ una molecola liposolubile che dona un colore rosso-rosa agli alimenti. Sintetizzato da alghe e placton, entra nella catena alimentare di crostacei e alcuni pesci tra cui il salmone al quale deve, all’astaxantina, il suo caratteristico colore.

    Antiossidante – Si stima che la sua azione antiossidante sia superiore di 10 volte rispetto al beta-carotene e ben 100-400 volte superiore alla Vitamina E [1].

    DMS – Un recente studio italiano ha dimostrato la capacità di questo antiossidante di proteggere i neuroni retinici dallo stress ossidativo foto-indotto migliorando la funzionalità retinica centrale e la funzionalità visiva in pazienti affetti da DMS [2].

    [symple_divider style=”solid” margin_top=”10px” margin_bottom=”10px”]

    Referenze 

    1. Osterlie M, Bierkeng B, Liaanen-Jensen S. “Plasma appearance and distribution of astaxanthin E/Z and R/S isomers in plasma lipoproteins of men after single dose administration of astaxanthin”. The Journal of Nutritional Biochemistry 2000; (10).
    2. Santore M, Fregona I, Piermarocchi S, CARMIS Research Group. ” Effect of short term Supplementation with Carotenoids and and Antioxidant on visual acuity and visual function ai Age- Related Maculopar Degeneration. ARVO 2006.
    [symple_divider style=”double” margin_top=”10px” margin_bottom=”10px”]

    Criptoxantina – E’ carotenoide naturale della famiglia delle  (idrossi-β-carotene),costituente del pigmento giallo di alcune piante, come PhysalisCarica papaya, peperoncino in polvere, zucca gialla, ecc. Il termine xantofille deriva dal greco “xantos“, che significa giallo e “fillos“, foglie. La criptoxantina, come la maggior parte dei carotenoidi, sono in genere oleosolubili, ma sono meno suscettibili di questi all’ossidazione.

    Gli effetti sulla salute di questa molecola sono ancora in fase di studio e in fase sperimentale. Primi indizi dimostrano concentrazioni di criptoxantina nella retina, proteggendola dai raggi UV. Inoltre sembra svolgere un ruolo di protezione nei confronti di molti tessuti corporei, delle mucose e della pelle, grazie alla sua azione antiossidante nel contrastare i temibili radicali liberi.

    Terpeni

     E’ una classe di metaboliti molto vasta con una stima di circa 30.000 molecole classificate in base al numero di atomi di carbonio.

    I terpeni si classificano in classi e in numerose sottoclassi:

      • Unità 1 emiterpeni
      • Unità 2 monoterpeni:

    – sostanze volatili e responsabili del profumo di numerose piante e frutti (mentolo della menta): mircene, citrale, geraniolo, limonene, terpineolo, mentolo, pinene, canfene, borneolo, piretrine;

      • Unità 3 sesquiterpeni:

    – molecole con caratteristiche aromatiche (bisabololo della camomilla, bisabolene dello zenzero)

      • Unità 4 diterpeni

    – molecole di difesa della pianta (casbene del ricino)

      • Unità 5 sesterterpeni
      • Unità 6 triterpeni: 

    – deterrenti alimentari (azodiractina inibitore del senso di fame, luppolo precursore delle saponine)

      • Unità 8 tetraterpeni:

    – pigmenti vegetali coinvolti nell’ assorbimento della luce durante il processo di fotosintesi clorofilliana, precursori dei carotenoidi: licopene, xantofille.


    Principali attività biologiche nell’uomo: 

    • apparato digerente → stimolazione riflessa e diretta;
    • apparato circolatorio → ipotensione (lavanda), ipertensione (canfora);
    • sistema nervoso  simpaticomimetici (limone), parasimpaticolitici (timo), parasimpaticomimetici (garofano), SNC convulsivanti, anticonvulsivanti;
    • apparato polmonare  antisettici, antispastici (lavanda), espettoranti (eucalipto), stimolante respiratorio, frequenza (canfora);
    • apparato urinario  diuretici (anice, eucalipto); antilitisiaci (camomilla), antisettica (eucalipto).


     

    › Limonene – E’ un metabolita secondario, presente in natura in numerose specie vegetali, in particolare nella buccia di agrumi e limoni. La molecola fa parte della famiglia dei terpeni, sintetizzati nelle piante attraverso complesse reazioni metaboliche a partire dall’isoprene.

    Le ricerche propongo diversi modelli d’azione per il limonene, anche se la maggior parte degli sperimentati sono svolti in vitro, e in vivo solo su modelli murini (topi da laboratorio). In questi studi la molecola ha mostrato un’attività di prevenzione nell’insorgenza di alcuni tumori, dovuta alle sue proprietà antiossidanti nel proteggere le cellule dallo stress ossidativo e dalle alterazioni mitocondriali. In particolare il limonene si è dimostrato efficace nella prevenzione e, in alcuni casi come cura, di tumori alla mammella, del cancro alla prostata, tumori dello stomaco e del fegato.

    Clorofilla

    La clorofilla è un pigmento verde delle piante che permette l’importante processo della fotosintesi: l’energia elettromagnetica che le piante ricevono dalla luce si trasforma in energia chimica producendo sostanze organiche, principalmente carboidrati (fotosintesi clorofilliana). La clorofilla è idrosolubile e lipososolubile e si presenta in queste forme principali:

      • Clorofilla a
      • Clorofilla b
      • Clorofilla c1
      • Clorofilla c2
      • Clorofilla d

    Come tutti i pigmenti naturali la clorofilla è un potente antiossidante ed è di grande importanza per la salute. La clorofilla e la fotosintesi sono vitali per la vita dell’uomo e di altri organismi. Consumando clorofilla in abbondanza è come far irradiare i nostro organi di energia solare con grande beneficio per le nostre cellule che vengono fornite dell’ossigeno, indispensabile per la loro salute e corretta funzionalità. Un organismo ben ossigenato è protetto da numerose malattie. Le clorofille sono particolarmente instabili alle variazioni termiche, chimico-fisiche dell’ambiente, presenza di metalli e al pH.

    E’ interessante notare come la molecola della clorofilla differisce da quella dell’emoglobina soltanto dall’atomo centrale: costituito da magnesio, il quale conferisce a quest’ultima il colore verde, invece nell’uomo questo è composto da ferro, che dona al sangue il caratteristico colore rosso.

    Proprietà e benefici della clorofilla:

    → La clorofilla contiene più energia luminosa di qualsiasi altra sostanza; → Il cervello e i tessuti del corpo funzionano meglio in un ambiente altamente ossigenato; → La clorofilla facilita la circolazione del sangue;  La clorofilla neutralizza numerose tossine;  La clorofilla è un potente antibatterico;  La clorofilla aiuta a depurare il fegato;  La clorofilla è un regolatore della glicemia;  La clorofilla riduce i cattivi odori del corpo;  La clorofilla agisce in sinergia con altri antiossidanti e vitamine potenziandoli;  Gli studi dimostrano che la clorofilla è priva di tossicità

    “La clorofilla può proteggerci dagli agenti cancerogeni meglio di quanto possa fare qualunque altro alimento o farmaco, giacché agisce rafforzando la resistenza delle cellule, disintossicando il fegato e il flusso sanguigno nonché neutralizzando a livello chimico gli elementi inquinati”. Ann Wingmore, nutrizionista americana.

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    Fitoestrogeni

    I fitoestrogeni sono sostanze naturali (non steroidi) presenti in larga misura nelle piante, frutti e verdure. Si contanti circa 300 varietà di piante, anche se la maggior parte di queste non sono commestibili. Il loro nome è dovuto all’azione simile agli ormoni femminili che svolgono nel corpo umano. La loro azione, rispetto agli ormoni, è di misura ridotta, da 1.000 a 10.000 inferiore.

    Le principali fonti alimentari sono la soia, i legumi e, in quantità minore, frutta, verdure e cereali integrali. La soia e i suoi derivati (latte di soia, tofu), sono le principali fonti di fitoestrogeni.

    Tra i fitoestrogeni troviamo gli isoflavoni, lignani, i derivati cumarinici, tutti facenti parte della famiglia dei composti fenolici.

    Gli isoflavoni sono contenuti principalmente in:

      • lenticchie
      • fagiolo
      • piselli
      • soia (principale fonte)

    I profili biologicamente più attivi sono: la daidzeina e la genisteina

    lignani sono contenuti principalmente in:

      • cuticola dei cereali: grano, mais, orzo, riso, segale, lino, sesamo
      • frutta
      • verdura
      • soia
      • oli vegetali
      • olio di oliva

    I profili biologicamente più attivi sono: l’enterodiolo e l’enterolattone

    cumestani sono contenuti principalmente in:

      • germogli (principale fonte)
      • fagioli
      • chiodi garofano
      • semi di lino, girasole 

    › Genisteina – L’isoflavone di maggior rilievo è la genisteina, (particolarmente presente in soia, legumi verdure). Numerosi studi sono stati svolti su questa sostanza dimostrando un’azione protettiva, in soluzioni fisiologiche, nei confronti del cancro alla prostata, dovuto principalmente alla sua capacità di creare di un ambiente ormonale più equilibrato. Inoltre abbiamo due studi [1, 2] che hanno dimostrato l’efficacia della genisteina nel rallentare la progressione del cancro alla prostata e nel ritardare la recidiva di questo tumore nell’uomo.

    Un altro studio suggerisce che il consumo di genisteina potrebbe ridurre il rischio di tumore al seno, dell’endometrio e ancora della prostata. Da questi studi la genisteina sembra agire come un radioterapico attivandosi in sinergia, a sua volta, con alcuni farmaci chemioterapici, bloccando la divisione cellulare e inducendo il suicidio delle cellule cancerose [1].

    La genisteina è in grado di svolgere azione down-regulation nei confronti di recettori androgeni delle cellule prostatiche tumorali e di inibire la metabolizzazione degli steroidi agendo sui numerosi enzimi coinvolti in questi processi [3].

    [symple_divider style=”solid” margin_top=”10px” margin_bottom=”10px”] Referenze
    1. Hussain M., Banerjee M., Sarkar EH. et al, “Soy isoflavones in the treatment of prostate cancer.”, in Nutrition and Cancer, 2006,106, pp. 1260-68.
    2. Md. Pendleton J.M., Tan W.W., Anai S. et al, “Phase II trial of isoflavone in prostate-specific antigen recurrent prostate cancer after previous locai therapy.”, in BMC Cancer, 2008, 8 (132).
    3. Bektic J, Berger AP, Pfeil K, Dobler G, Bartsch G, Kloker H. “Androgen receptor regulation by physiological concentrations of the isoflavonoid genistein in androgen- dependent LNCaP cells is mediated by estrogen receptor beta. EUR UROL 2004;  45.
    [symple_divider style=”double” margin_top=”10px” margin_bottom=”10px”]

    Probiotici

    Per Probiotico si deve intendere, in biologia e medicina, di ceppi batterici selezionati dalla fermentazione lattica (Lactobacillus acidophilus) e di alcuni microrganismi normalmente presenti nella flora batterica intestinale (Bifidobacterium), ai quali sono attribuite numerosi effetti di protezione per l’organismo ospite (uomo e mammiferi). Questi batteri (Probiotici) infatti resistono all’azione dei succhi gastrici e della secrezione biliare. Aderendo all’intestino, tramite le cellule epiteliali, contrastano l’azione di alcuni germi potenzialmente patogeni e di conseguenza ottenere una migliore qualità e varietà della flora batterica intestinale che influenzerà positivamente il sistema immunitario. per svolgere bene queste azioni i batteri utilizzati come probiotici devono essere vivi, resistenti al pH acido dello stomaco ed a quello alcalino dell’intestino tenue, dovranno quindi localizzarsi fra gli altri batteri vivi ed esercitare le loro attività metaboliche.

    La definizione internazionalmente accettata di “probiotico” è quella elaborata nel 2001 da un gruppo di esperti della FAO e dalla WHO: “Organismi vivi che, somministrati in quantità adeguate, apportano un beneficio alla salute dell’ospite” [1, 2]. In Italia il Ministero della Salute ha definito i probiotici come “Microrganismi che si dimostrano in grado, una volta ingeriti in adeguate quantità, di esercitare funzioni benefiche per l’organismo” [3], una definizione che sembra essere in linea con le due organizzazioni già citate.

    Per alimenti probiotici si intendono proprio quegli alimenti che contengono un numero significatamente elevato di microrganismi (batteri) vivi, i quali, attraverso l’alimentazione o specifica integrazione, sono in grado di raggiungere l’intestino ed apportare l’equilibrio della microflora intestinale mediante colonizzazione diretta.

    L’etimologia del termine “probiotico” deriva dall’unione della preposizione latina pro (“a favore di”) e dell’aggettivo greco βιωτικός (biotico), a sua volta originato dal sostantivo βίος – bios (vita) [10].

    La US Food and Drug Administration non ha approvato alcun prodotto contenente probiotici con indicazioni mediche.

    Meccanismi d’azione

    I Probiotici agiscono sulla riduzione del pH intestinale attraverso la stimolazione della produzione di acido lattico ad opera della microflora intestinale; operano come antagonisti su microrganismi patogeni e mostrano importanti azioni di immunostimolazione. II probiotico, infatti, è in grado di interferire positivamente con la salute dell’ospite [4] aumentando le difese intestinali con i seguenti meccanismi d’azione:

    • Rinforzo della barriera mucosa non immunologica
    • Normalizzazione della permeabilità intestinale
    • Bilanciamento della microflora intestinale e influenza positiva su: il decorso di patologie infiammatorie ed infettive dell’intestino; disfunzioni correlate al malfunzionamento della barriera intestinale; le modificazioni dell’assetto immunitario di questo apparato [5]
    • Stimolazione della resistenza non specifica dell’ospite ai patogeni e contributo alla loro eliminazione [6].
    • Attivazione e incremento delle risposte immunologiche cellulo-mediata tramite: stimolazione dei linfociti T-helper tramite la produzione di citochine; stimolazione di macrofagi a produrre IL-6 e ossido nitrico che porta alla distruzione di microrganismi patogeni; stimolazione delle cellule mononucleari fagocitarie [5, 7].
    • Fermentazione, particolarmente attiva nel colon destro, per diminuire progressivamente nel colon trasverso e nel colon sinistro [8], dei residui alimentari che producono acidi grassi a catena corta (SCFA), propanolo, acetaldeide, C02, etanolo, butanolo, acido lattico, che i batteri utilizzano per la propria sopravvivenza, sviluppo e per le loro funzioni cellulari.
    • Azione ipocolesterolemizzante: alcuni studi sull’uomo, hanno mostrato che i derivati del latte fermentati con batteri lattici indurre la riduzione dei livelli di colesterolo totale e LDL in soggetti con livelli normali. Sono tuttavia necessari ulteriori studi su soggetti ipercolesterolemici [11]. Sembra che l’azione di riduzione del colesterolo plasmatico sia dovuta ad una modificazione enzimatica dello stesso [5].
    • Attività antinfettiva naturale: Riduzione di possibili infezioni ad opera di (Candida albicans e Clostridium) conseguenti a terapie antibiotiche e ripristino dell’assetto fisiologico della microflora intestinale. I lattobacilli inoltre producono sostanze ad attività antibiotico-simile (lantibiotici e sostanze tossiche come acido lattico e perossido di idrogeno).
    • Riduzione di intolleranza al lattosio: I batteri lattici presentano una elevata attività β-galattosidasica responsabile della scissione del lattosio a glucosio e galattosio riducendo di molto la sintomatologia provocata dall’intolleranza [5].
    • Attività anticancerogena e antimutagena: I dati fino ad ora disponibili riguardano la riduzione del cancro al colon. Una possibile spiegazione è data dalla capacità dei lattobacilli di sopprimere la crescita di specie batteriche, che convertono i pro-cancerogeni in cancerogeni riducendo così la concentrazione di sostanze cancerogene nell’intestino. Inoltre i lattobacilli possono sequestrare a livello intestinale composti potenzialmente mutageni evitando cosicché questi vengano assorbiti [5].

    Ulteriori ricerche e nuove conferme sul contributo dei probiotici sono state pubblicate su una rivista di settore specializzata (Gut Microbes) [9] tra cui:

    • Induzione di heat shock proteins citoprotettive;
    • Modulazione dei sistemi di segnalazione infiammatori nelle CEI;
    • Regolazione dell’apoptosi;
    • Modulazione dei sistemi di segnalazione dei macrofagi;
    • Produzione di battericidi
    [symple_spacing size=”25px”]

    Referenze

    1. FAO/WHO Expert Consultation. “Health and Nutritional Properties of probiotics in Food including Powder Milk with Live Lactic Acid Bacteria” (2001) www.fao.org.
    2. FAO/WHO “Guidelines for the Evaluation of Probiotics in Food” (2002) www.fao.org.
    3. Ministero della Salute Italiana. Linee Guida Nutrizione/Probiotici; 2005.
    4. Fenandes  CF, Shahani KM, Amer MA. “Therapeutic role of dietary lactobacilli and lactobacilli fermented dairy products” FEMS Microbiol Rev 1987;46.
    5. G.Biscuolo, Scienza della Nutrizione.
    6. Guarner F, Schaafsma GJ. “Probiotics” International Journal Food Microbiol 1998;39.
    7. Hentgs DJ, “Role of intestinal microflora in host defense against infection. In: Human intestinal microflora in health and disease” Academic Press NY: Hentes DJ Ed. 1983.
    8. Cummgs JH, Engliyst HN. “Fermentation in the uman large intestine” American Journal Clinical Nutrition 1987;45.
    9. Thomas CM,Versalovic J. “Probiotics-host-communication. Modulation of Signaling pathways in the intestine” Gut Mictobes 2010;1.
    10. Hamilton-Miller, Professor J. M. T., G. R. Gibson, W. Bruck. “Some insights into the derivation and early uses of the word probiotic”. British Journal of Nutrition 2003; (90):845.
    11. Sanders ME. “Considerations for use of probiotic bacteria to modulate human health”. The Journal of Nutrition 2000;130 (2S Suppl).

    Fibre

    Le fibre alimentari sono costituite da polisaccaridi e lignina, carboidrati non disponibili in quanto parti indigeribili delle cellule vegetali, infatti risultano resistenti alla degradazione ad opera degli enzimi digestivi dell’apparato gastrointestinale umano (Trowell N.C. “Lancet” 1974; 1:503). Le fibre alimentari possono essere solubili e insolubili, entrambi i tipi intervengono, con diverse modalità, nei processi digestivi con differenti effetti sulle funzioni intestinali.


    Fibre insolubili:

      • Cellulosa

    Fibre solubili: 

      • Mucillagini
      • Pectine
      • Lignani


    Le fibre alimentari rappresentano un fattore indispensabile per la nostra salute, in particolare per i delicati equilibri dell’intestino.

    Proprietà e benefici delle fibre: 

      • → Trattengono l’acqua, accelerano il transito delle feci nell’intestino;
      • → Il loro passaggio pulisce delicatamente le pareti intestinali dalle scorie, per questo possono aiutare a prevenire il tumore al colon;
      • → Favoriscono lo sviluppo dei batteri non patogeni nel colon;
      • → Controllano e stabilizzano la glicemia rallentando o bloccando l’assorbimento degli zuccheri nell’apparato digerente [1, 2];
      • → Riducono il colesterolo “cattivo” aumentando quello “buono”;
      • → Riducono l’ossidazione (da radicali liberi) delle LDL  [3];
      • → Assorbono l’eccesso di ormoni (come gli estrogeni) e aiutano a trasformarli in sottoprodotti innocui. Un tasso minore di estrogeni in circolazione nel flusso sanguigno potrebbe ridurre i rischi di tumore al seno; Aumentano il senso di sazietà; 
      • → Migliorano la funzione endoteliale già alterata [1, 2];
      • → Migliorano la microflora intestinale.

    Referenze 

    1. Pereira MA,  Pins JJ,. “Dietary fiber and cardiovascular disease: experimental and epidemiologic advances”. Current Atheroscler  2000; 2 (6). 
    2. Katakam Pv, et al. “Endothelial dysfuction precedes hypertension in diet-induced insulin resistance. American Journal Physiol 1998; 275 (3). 
    3. Hasler CM, Kundrat S, Wool D. “Functional foods and cardiovascular disease”. Current Atheroscler 2000; 2 (6).

    Enzimi

    Gli Enzimi sono strutture molecolari di natura proteica che negli organismi viventi svolgono funzioni fondamentali per attivare i normali processi metabolici nell’organismo. Se è vero che siamo ciò che mangiamo e ancora più vero che siamo ciò riusciamo ad assorbire o digerire. Gli enzimi svolgo proprio questa importante funzione, scindono i grossi frammenti di cibo in unità sempre più piccole più facilmente assorbibili: permettono alle proteine di essere scisse in aminoacidi, i carboidrati complessi in zuccheri semplici e i lipidi (grassi) in acidi grassi e glicerolo.

    Gli enzimi vengono prodotti da nutrienti specifici. Se questi sono carenti, ne conseguirà ben presto una carenza anche di enzimi (il che significa che l’organismo sarà in grado di utilizzare i nutrienti che effettivamente assume in maniera ridotta, provocando una carenza enzimatica ancora maggiore, e così di seguito, in un ciclo continuo). Per esempio, lo zinco è necessario per produrre sia l’acido gastrico che gli enzimi che scindono le proteine, le proteasi.

    Il numero degli enzimi esistenti in natura è molto elevato (se ne conoscono circa 700 varianti), questo gran numero è giustificato dal fatto che la maggior parte delle reazioni chimiche biologiche sono accelerate dagli enzimi.

    Gli enzimi sono composti chimici delicatissimi, la loro resistenza al calore (termolabilità) è bassissima, ciò significa che la cottura dei cibi determina una perdita elevatissima o totale degli enzimi, causando il blocco dei processi enzimatici. Altri composti che contrastano l’attività enzimatica sono: acidi con basi forti; ioni di metalli pesanti; azioni meccaniche come le alte pressioni, ecc.

    Per aumentare il proprio potenziale enzimatico dobbiamo mangiare cibi crudi.

     Il termine “enzima” fu coniato dal fisiologo tedesco Wilhelm Kühne nel 1897.


    Le due principali categorie di enzimi sono:

      • Sinteasi
      • Idrolasi

    Alcune fonti alimentari di enzimi:

      • Frutta
      • Verdura
      • yogurt
      • Germogli freschi vari.
      • Cibi fermentati: kefir, Tamari, Tofu, Miso
      • Zenzero
      • Miele biologico
      • Semi oleaginosi
      • Alghe

    Aminoacidi

    Gli aminoacidi (o amminoacidi) sono l’unità strutturale primaria delle proteine. Gli aminoacidi sono uniti tra loro da un legame peptidico, formando una lunga catena che darà origine ad una proteina così costituita.

    L’aminoacido si presenta come un composto chimico contenente un gruppo carbossilico (COOH) ed un gruppo aminico (NH2). Oltre a questi due gruppi ogni aminoacido si differenzia dagli altri per la presenza di un residuo chiamato (R): catena laterale dell’aminoacido.

    La sintesi degli aminoacidi (la proteina) avviene nello stomaco e nel duodeno dove i legami vengono frammentati in aminoacidi e, arrivando sino all’intestino tenue, verranno utilizzati e assorbiti dall’organismo.

    Amminoacidi essenziali

    Sono definiti essenziali in quanto l’organismo umano non riesce a sintetizzare in quantità sufficiente per i propri fabbisogni nutritizionali:

      • Fenilalanina
      • Isoleucina
      • Leucina
      • Lisina
      • Metionina
      • Treonina
      • Triptofano
      • Valina

    Amminoacidi non essenziali

    Sono considerati non essenziali in quanto l’organismo può sintetizzarli a partire da altri due aminoacidi essenziali (la metionina e la fenilalanina):

      • Alanina
      • Arginina
      • Asparagina
      • Aspartato
      • Cisteina
      • Glicina
      • Glutammato
      • Glutammina
      • Istidina
      • Prolina
      • Serina
      • Tirosina
      • Taurina

    Acidi organici

    Composti che contengono nella molecola uno o più gruppi carbossilici (da cui acidi carbossilici). Derivano principalmente dai processi chimici di degradazione dei carboidrati e sono capaci di influenzare il colore, il sapore e l’odore degli alimenti. Infatti gli acidi organici conferiscono a molti frutti il loro caratteristico sapore acidulo, vengono facilmente ossidati dall’organismo e non hanno un azione acidificante, ma al contrario, alcalinizzante, che può contribuire a combattere la formazione e a favorire l’eliminazione degli acidi originali degli alimenti.

    I principali acidi organici della frutta e verdura sono:

        • acido citrico
        • acido tartarico
        • acido fumarico
        • acido malico
        • acido glicolico
        • acido ossalico
        • acido succinico
        • acido aconitico
        • acido malonico

    Altri acidi organici sono:

      • acido formico
      • acido acetico
      • acido propionico
      • acido butirrico
      • acido valerianico
      • acido capronico, acido caprilico e acido caprinico
      • acido enantico
      • acido pelargonico
      • acido laurico
      • acido succinico
      • acido glicolico
      • acido lattico
      • acido malico
      • acido salicilico
      • acido piruvico
      • acido levulinico
      • acido sorbico

    Acidi grassi

    Gli acidi grassi, componenti fondamentali dei lipidi, sono molecole costituite da una catena di atomi di carbonio. Sono presenti nella frutta e verdura in piccole quantità.

    Svolgono importanti funzioni sull’organismo: hanno un ruolo strutturale nelle membrane cellulari; preservano la funzione di barriera della cute e l’integrità strutturale dello strato corneo e hanno spiccate proprietà antinfiammatorie.

    Acidi grassi essenziali

    Con il termine acidi grassi essenziali (EFA, essential fatty acids) si possono identificare due classi di EFA:

    • esteso : elemento essenziale per la vita;
    • ristretto : necessario nell’alimentazione in quanto il nostro corpo non è in grado di produrlo.

    Se si considerano due classi di acidi grassi polinsaturi, gli omega 3 e gli omega 6 (otto in tutto) ci si può riferire a loro come acidi grassi essenziali, nel senso esteso del termine. Il numero dopo la parola omega indica quanti atomi di carbonio ci sono a partire dall’ultimo atomo di carbonio (che è per questo denominato carbonio omega, l’ultima lettera dell’alfabeto greco) fino ad arrivare al primo doppio legame.

    Gli acidi grassi omega sono nutrienti fondamentali per la salute in quanto:

      • aiutano la crescita;
      • intervengono nella produzione di energia;
      • fondamentali per la salute delle membrane cellulari e mitocondriali;
      • partecipano alla sintesi dell’emoglobina, la coagulazione e riducono la fragilità capillare;
      • hanno un ruolo nelle funzione sessuali e nella riproduzione (alcune patologie della mammella e alterazioni del ciclo mestruale derivano da uno squilibrio del rapporto tra omega 3/omega 6, particolarmente a causa di quest’ultimo se in eccesso;
      • patologie della pelle (eczema atopico e dermatiti);
      • migliorano la tolleranza del glucosio nei diabetici;
      • riducono (gli omega 3) il colesterolo totale, tra cui quello cattivo (LDL) ed i trigliceridi;
      • agiscono come precursori delle prostaglandine.

    Gli EFA, per queste importanti attività sull’uomo, vengono anche chiamati vitamina F e due soli sono gli acidi omega essenziali, cioè non sintetizzabili dal corpo umano: l’acido alfalinolenico (omega 3) e l’acido linoleico (omega 6).

    Grassi saturi :

      • C4:0 – Acido butirrico
      • C6:0 – Acido caproico
      • C8:0 – Acido caprifico
      • C10:0 – Acido caprinico
      • C12:0 – Acido laurico
      • C14:0 – Acido miristico
      • C16:0 – Acido palmitico
      • C18:0 – Acido stearico

    Grassi monoinsaturi :

      • C16:1 – Acido palmitoleico
      • C18:1 – Acido oleico (omega 9)
      • C20:1 – Acido gadoleico
      • C22:1 – Acido erucico

    Grassi polinsaturi : 

      • C18:2 – Acido linoleico (omega 6)
      • C18:3 – Acido linolenico (omega 3)
      • C18:4 – Acido stearidonico o parinarico
      • C20:4 – Arachidonico
      • C20:5 omega 3 (EPA)
      • C22:5 omega 3 (DPA)
      • C22:6 omega 3 (DHA)